La Slovacchia ricorda le vittime dell’Olocausto: “una tragedia di tutti noi”

Era il 9 settembre del 1941 quando inizió anche in Slovacchia la persecuzione degli ebrei per effetto dell’entrata in vigore del cosiddetto “codice ebraico”, articolato in 270 paragrafi.
Dall’applicazione della stella gialla di David sugli abiti come mezzo di identificazione e discriminazione, alla confisca delle proprietà e alla perdita dei diritti civili, fino alla deportazione nei campi di sterminio.
Aveva inizio l’orrore che avrebbe annientato 71.000 esseri umani durante la Seconda Guerra Mondiale, nella prima Repubblica slovacca soggetta al regime nazista.
Il trasporto delle prime mille donne ebree avvenne il 25 marzo 1942 da Poprad, l’ultimo il 20 ottobre dello stesso anno. I trasporti diretti verso l’area di Lublino e Auschwitz furono in tutto 57, e 58.000 furono gli ebrei portati nei campi di concentramento. Solo alcune centinaia di essi sopravvissero. La seconda ondata di deportazioni, nell’autunno del 1944, coinvolse circa 13.000 persone. Per la deportazione di ogni ebreo lo Stato slovacco, fantoccio del regime nazifascista, pagò 500 marchi, come richiesto dalla Germania.

“Per non dimenticare”

Dal 2001, il 9 settembre è il Giorno della Memoria dedicato alle vittime dell’Olocausto e un appello corale contro ogni forma di discriminazione, odio, xenofobia e razzismo.
“L’Olocausto non è una tragedia ebraica, è una tragedia di tutti noi”, ha detto la presidente della Repubblica Slovacca, Zuzana Čaputová, che ha presenziato alla cerimonia dell’accensione simbolica della “Candela delle Generazioni” presso il Museo dell’Olocausto a Sereď.
Le tracce di quella tragedia si trovano in varie località del Paese e il ricordo della follia umana e del dolore sono state trasmesse dai nostri nonni e dai nostri genitori. Il codice ebraico applicó i principi delle leggi di Norimberga, “ma sono stati i rappresentanti dello Stato slovacco che hanno dichiarato i propri cittadini inferiori e li hanno esposti a trattamenti disumani”, ha proseguito la presidente. “Il codice ha reso gli ebrei cittadini di seconda classe, stranieri nel loro stesso Paese e nemici dello Stato.”
Tragedie simili non possono e non devono ripetersi. Per questo costituisce un imperativo morale di ognuno vigilare perché non vengano diffusi sentimenti di odio verso le minoranze utilizzati come strumento politico. La “teoria del nemico interno”, verso il quale convogliare un insano miscuglio di risentimenti e istinti violenti, sfocia nell’inesorabile sconfitta dei diritti umani, e non solo nei regimi totalitari. Infatti, se esiste un nemico interno, questi verrà progressivamente escluso dalla comunità civile e non solo non godrà più dei diritti fondamentali di ogni cittadino, ma verrà privato anche della propria dignità umana e ridotto alla condizione di “cosa”… E le cose si possono eliminare con estrema facilità.

Il “dovere di testimoniare”

La lettura pubblica dei nomi delle vittime assume un valore profondo. “Quando leggi i nomi e l’età, allora comprendi meglio l’entità della tragedia. Leggere solo numeri e statistiche, non ti dice nulla. La gente deve ascoltare queste cose più volte, per non dimenticare e per non ripetere gli errori del passato”, ha detto Tomáš Stern, presidente della società ebraica di Bratislava.
Durante le commemorazioni a Sereď, un gruppo di ebrei sopravvissuti all’Olocausto ha incontrato circa 400 studenti provenienti da tutta la Slovacchia. Ai giovani bisogna insegnare che la storia non è fatta solo di vittorie militari e di successi politici di grandi personaggi, di glorie e di trionfi dei quali andare fieri. Anche i “senza storia” hanno diritto ad occupare il loro posto nella “grande storia”: le loro esperienze e il loro messaggio costituiscono la piu grande e preziosa eredità morale per la nazione.
E a fianco dei perseguitati, a fianco dei sopravvissuti, ci sono i tanti Slovacchi che hanno rischiato la propria vita per aiutare gli ebrei, uniti dalla stessa forza d’animo e dallo stesso coraggio. A dimostrazione che il regime nazista poteva distruggere case e corpi, ma non il senso di umanità.

(Paola Ferraris)

Foto: treno di ebrei slovacchi per Auschwitz (Poprad 1942) (englishrussia.com)
Zuzana Čaputová (Fb)
Bluesnap CC0

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