Oggi a Bratislava il processo a Marián Kočner per il caso delle cambiali

Si svolge oggi a Bratislava il processo in cui l’uomo d’affari Marián Kočner deve rispondere dell’accusa di contraffazione e produzione non autorizzata di titoli cambiari, per un valore di quasi 70 milioni di euro. Il caso coinvolge anche l’ex ministro dell’economia, nonché ex proprietario del canale televisivo privato Markíza, Pavol Rusko.
La prima serie di udienze si è svolta presso il tribunale penale specializzato di Pezinok nel mese di luglio, ma successivamente è stato deciso il trasferimento del processo nella capitale per ragioni di sicurezza. Kočner, infatti, non è comparso in tribunale, adducendo come giustificazione preoccupazioni per la propria incolumità. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa nazionale, la polizia teme che Kočner, detenuto in regime speciale da oltre un anno nel carcere di Leopoldov, potrebbe cercare di fuggire o che qualcuno possa tentare di assassinarlo. Già in passato, durante i trasferimenti Kočner aveva indossato un giubbotto antiproiettile.

Marian Kočner è una delle figure piú controverse del mondo imprenditoriale slovacco degli ultimi anni, per la spregiudicatezza nella conduzione dei propri affari, gli stretti contatti personali con esponenti politici di spicco, la fitta rete di intrighi tessuta per manipolare la magistratura e la machiavellica orchestrazione di azioni criminose a protezione dei propri interessi. Come la pianificazione dell’omicidio dei procuratori Peter Šufliarsky e Maroš Žilinka, dell’avvocato ed ex ministro della Giustizia Daniel Lipšic e l’assassinio del giornalista investigativo Ján Kuciak, i reati piú gravi di cui l’uomo d’affari viene accusato.

Cinismo e volgarità si mescolano nelle relazioni interpersonali di Kočner, testimoniati dalla registrazione delle sue chat sull’app criptata Threema, raccolte in un voluminoso fascicolo investigativo che, secondo gli inquirenti, non lascia alcuno spazio per il “ragionevole dubbio”. Una segretaria di Stato definita “la mia scimmia”, un atteggiamento spavaldo di fronte alla notizia – trapelata dagli ambienti investigativi – che il suo ufficio sarebbe stato perquisito dagli agenti di polizia. “Non troveranno un c…o, berranno un caffè e se ne andranno a fan…”

Forse uno dei dossier piú esplosivi nella storia recente della Slovacchia, sostengono alcuni politologi. Kočner costituisce una figura simbolica del rapporto inquietante tra criminalità organizzata, mondo degli affari e politica, che per anni sembra essersi giostrata tra connivenza e tolleranza. “La Slovacchia era uno Stato mafioso in cui persone come Kočner dettavano le decisioni più importanti del Paese”, hanno detto gli organizzatori del movimento civile “Per una Slovacchia dignitosa” (Za Slušné Slovensko), che è riuscito a risvegliare coscienze sopite e a mobilitare centinaia di migliaia di persone dopo l’omicidio di Kuciak e della sua fidanzata Martina.

Ora che è caduto, Marián Kočner è solo: tutti coloro che si dice abbiano avuto contatti con lui negano di aver comunicato con l’imprenditore, di averlo incontrato o di conoscerlo personalmente, incluso l’ex primo ministro Robert Fico, furioso contro media e oppositori politici e convinto che sia stata avviata un’autentica crociata denigratoria contro di lui e il partito Smer.
Il complesso legame tra il “mondo di sotto” e il “mondo di sopra” ha iniziato a dissolversi e il vento ha iniziato a soffiare in una nuova direzione. La magistratura in Slovacchia era una “merce” che alcune persone hanno pensato di poter comprare, ha detto la Presidente della Repubblica Zuzana Čaputová. “Qualcuno ha cinicamente cercato di creare uno Stato nello Stato. Ora questa situazione deve finire e non deve ripetersi mai piú. Oggi la Slovacchia è a un bivio in cui si decide in quale Paese vivranno i nostri figli”.

Il punto sulle indagini riguardanti Marián Kočner in questo articolo della nostra redazione.

(Red)

Foto: YouTube, Peter Tkac (CC BY-SA 2.0)

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