‘Za slušné Slovensko’, una nuova protesta di piazza il 20 settembre

Gli ultimi sviluppi derivanti dalla pubblicazione su alcuni media delle trascrizioni di parte delle comunicazioni scambiate attraverso l’applicazione Threema dallo spregiudicato imprenditore Marián Kočner con diversi personaggi hanno riattivato l’indignazione verso la classe politica degli attivisti dell’iniziativa “Per una Slovacchia dignitosa” (Za slušné Slovensko), che dopo gli omicidi di Jan Kuciak e Martina Kusnirova aveva fatto tremare i palazzi del potere con le piazze più piene da trent’anni a questa parte, da quel 1989 che vide la Cecoslovacchia ritornare alla democrazia.

Dopo le rivelazioni dei procuratori che seguono l’inchiesta il 19 agosto, gli attivisti avevano annunciato il ritorno in piazza a protestare e chiedere di nuovo a chi ne ha il potere di ripulire la società, la magistratura e la politica slovacca dallo sporco che si è accumulato nei trenta anni passati dalla caduta del comunismo. I nuovi raduni sono infatti previsti per il 20 settembre 2019, per ricordare l’anniversario della rivoluzione del 1989, e il 21 febbraio 2020 per commemorare i due anni dall’assassinio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová. Come in passato, oltre che nella capitale Bratislava le manifestazioni si terranno anche in numerose città del paese.

Le indagini sul doppio omicidio hanno rivelato “cose ​​orribili”, tra le quali il grande potere esercitato da Marián Kočner e le sue connessioni negli ambienti di polizia, giudiziari e politici. Kočner è accusato di aver ordinato l’omicidio di Kuciak, e di essere stato in combutta con rappresentanti di politici e organi statali. La protesta vuole anche mettere in luce l’uso improprio dell’aereo del governo slovacco per il rapimento di un cittadino vietnamita, la poca affidabilità dell’ex presidente del corpo di polizia Tibor Gašpar e il suolo di Mária Trošková e Viliam Jasaň come mediatori tra l’ufficio del governo e personaggi malavitosi collegati alla ‘ndrangheta italiana – un riferimento ad Antonino Vadalà, sotto processo a Venezia, e i suoi sodali calabresi nella Slovacchia dell’Est.

La prima richiesta del movimento di indagini indipendenti su chi ha ucciso Kuciak sembrerebbe, dopo diciotto mesi, essere stata soddisfatta. «Riteniamo che l’indagine sarà completata presto e gli autori saranno accusati», scrivono gli organizzatori, ringraziando per il loro «lavoro coraggioso e approfondito» «investigatori e pubblici ministeri». Ma ora gli attivisti ricordano che diventa sempre più urgente la seconda richiesta, di un nuovo governo che si meriti la fiducia della gente, dopo gli ultimi scandali che hanno messo in luce fenomeni di enorme portata di corruzione, clientelismo e crimine organizzato, e mentre si avvicinano le elezioni generali di febbraio del prossimo anno. «Vogliamo un governo che rispetti i principi democratici e che non abbia legami con la criminalità organizzata», hanno scritto gli organizzatori su Facebook nei giorni scorsi. «Un governo che possa ripristinare la fiducia delle persone nello Stato».

Ma c’è chi crede che la capacità del movimento di avere mobilitato decine di migliaia di persone dopo l’omicidio del primo giornalista in Slovacchia, un atto che ha scioccato la nazione, possa essere usata per in vista delle elezioni parlamentari. I due anniversari su ricordati saranno argomenti forti per le forze politiche che vogliono un cambiamento, in particolare per i nuovi movimenti progressisti. Gli osservatori ritengono che l’iniziativa Per una Slovacchia dignitosa possa svolgere un ruolo importante nell’influenzare il risultato delle elezioni. Del resto, tra l’attivismo civile e la politica attiva il passo è abbastanza breve. Basta vedere come Juraj Šeliga, uno dei leader del movimento, lo abbia abbandonato di recente per entrare nei ranghi del nuovo partito dell’ex presidente Kiska.

Za slušné Slovensko invita anche altre organizzazioni del settore civico e categorie professionali a unirsi alla protesta: infermieri, scienziati, insegnanti, agricoltori, artisti, studenti, attivisti ambientali… «Saremo insieme e ci sosterremo l’un l’altro. Ci preoccupiamo tutti della stessa cosa. Della giustizia davanti alla legge per tutti senza distinzioni. Un paese decente e funzionante in cui la criminalità organizzata non abbia alcuna influenza sui politici». Il nostro sostegno va «a tutta la polizia e i pubblici ministeri onesti. Senza di essi non sarebbe possibile avere indagini indipendenti. Restiamo al loro fianco, perché sappiamo a quale pressione politica e sociale sono sottoposti».

(Red)

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