Se e come l’Europa riuscirà ad evitare la prossima crisi

Nel secondo trimestre 2019 la crescita della zona euro si è ridotta a un esiguo 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente. L’economia tedesca, la prima della zona euro, è entrata in una fase difficile mentre l’economia italiana, la terza della zona, ristagna. Anche Il Regno Unito, seconda economia dell’Unione europea, ha visto il suo prodotto interno lordo (Pil) scendere dello 0,2 per cento. E per ora nulla sembra indicare che la situazione migliorerà nel terzo trimestre, anzi la Germania dovrebbe ufficialmente entrare in recessione.

Nel Paese, che da solo rappresenta il 29 per cento del Pil della zona euro, è soprattutto l’industria a soffrire: in questo settore l’attività si è già contratta del 7,5 per cento dalla fine del 2017. La produzione automobilistica è tornata al suo punto basso del 2009, nel momento più grave della crisi. Ma anche il settore bancario è in grande difficoltà e le due principali banche private del paese – la Deutsche Bank e la Commerzbank – stanno mettendo in difficoltà tutto il settore in Europa.

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In questo contesto difficile la Francia si comporta un po’ meglio dei suoi vicini, con una crescita del Pil dello 0,2 per cento nel secondo trimestre. Ma in un anno il Pil è aumentato solo dell’1,3 per cento, rispetto al 2,5 per cento del secondo trimestre 2018, la metà rispetto a 12 mesi fa.

E questo in un contesto in cui il deficit pubblico supererà di nuovo quest’anno il 3 per cento del Pil a causa del cumulo del Credito di imposta di competitività per l’occupazione (Cice) per il 2018 e della continua riduzione degli oneri sociali pagati dalle imprese che lo sostituiscono, un regalo fatto alle imprese e stimato in una quindicina di miliardi di euro, ai quali si aggiungono le misure decise in seguito alla crisi dei gilet gialli, che rappresentano da sole una spesa di 17 miliardi di euro (in parte da pagare nel 2020).

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Illustr. geralt/BS CC0

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