Mattarella ha dato a Conte l’incarico di formare un nuovo governo

La crisi di governo potrebbe essersi risolta. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato a Giuseppe Conte l’incarico di formare un nuovo governo, il risultato dell’alleanza tra Movimento 5 stelle e Lega. Come di consueto, Conte ha accettato con riserva.

Dobbiamo adoperarci per trasformare questo momento di crisi in un’opportunità di rilancio”, ha detto il presidente del Consiglio parlando in conferenza stampa questa mattina. “Vorrò coerenza nella cultura delle regole e dei valori che hanno sempre ispirato la mia azione: sono principi non negoziabili, scritti nella nostra costituzione. Ne cito alcuni: il primato della persona, il lavoro, il rispetto delle istituzioni, il principio di laicità e la difesa degli interessi nazionali nel quadro di un multiculturalismo efficace”.

Mattarella ha preso la sua decisione al termine del secondo round di consultazioni, dopo essersi assicurato che pentastellati e dem avessero raggiunto un accordo di massima, che ora verrà ulteriormente limato e poi sottoposto al voto sulla piattaforma Rousseau.

Se gli iscritti lo approveranno, il governo potrebbe presentarsi al parlamento per ottenere la fiducia già lunedì 9 settembre. Il suo insediamento dipenderà soprattutto dai voti del gruppo misto e di quello delle autonomie: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega hanno infatti già fatto sapere che si opporranno al nuovo esecutivo. Matteo Salvini, in particolare, ha definito le trattative di questi giorni uno “spettacolo indecoroso” e ha detto che il governo Movimento 5 stelle-Pd è nato da un “disegno che parte da lontano, da fuori dell’Italia” (in realtà, a scatenare la crisi di governo, com’è noto, è stato proprio lui) che avrebbe come unico collante l’opposizione nei suoi confronti. Un fatto che Conte ha smentito nel suo discorso: “Non sarà un governo contro”, ha spiegato, “sarà un governo per il bene dei cittadini, per modernizzare il paese e per rendere la nostra nazione più competitività nel contesto internazionale e più inclusiva”.

Annunciato il raggiungimento dell’intesa col Pd, il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio ha detto che questo nuovo governo sarà di “lungo termine. Gli analisti non sono altrettanto sicuri. Come ha ricordato il direttore della Stampa Maurizio Molinari, “un partito [il Pd] appartiene alla tradizione progressista dei partiti europei, è a favore dell’Unione europea e della Nato, ha i valori umani nel suo Dna; l’altro è il più grande partito populista dell’Europa occidentale”. Il loro successo, a suo parere, dipenderà dalla capacità di arrivare a un compromesso che richiede uno spostamento verso il centro da parte del Movimento 5 stelle e l’adozione di linee più dure su alcuni temi – come la disuguaglianza di reddito – da parte del Pd.

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Come siamo arrivati fin qui

Movimento 5 stelle e Partito democratico avevano iniziato a negoziare la formazione di un nuovo governo dopo le dimissioni di Giuseppe Conte, formalizzate il 20 agosto scorso.

Di una possibile alleanza si parlava già da qualche giorno. Il senatore dem ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, uno dei più strenui oppositori dei pentastellati, aveva infatti suggerito, tramite un’intervista al Corrieredell’11 agosto, ai due partiti di unire le forze per scongiurare l’aumento dell’Iva e l’ascesa politica di Matteo Salvini alla guida di una coalizione di estrema destra. Esponenti di entrambi i partiti si erano però mostrati titubanti o contrari. Uno tra tutti, il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

La situazione era parzialmente cambiata il 21 agosto quando la direzione nazionale del Partito aveva autorizzato Zingaretti ad avviare le trattative coi pentastellati partendo da 5 punti programmatici: l’impegno e l’appartenenza leale all’Unione europea, il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, l’investimento sulla sostenibilità ambientale, una svolta sulla gestione dei flussi immigratori e infine, ricette economiche per bloccare l’aumento dell’Iva.

Il blocco dell’aumento dell’Iva era una condizione di partenza anche per il Movimento 5 stelle. Le altre erano il taglio dei parlamentari; una legge sul conflitto d’interessi e sulla Rai per riformarla; una riforma della giustizia che comprendesse un cambiamento nel metodo di elezione del Consiglio superiore della magistratura; maggiore autonomia agli enti locali; pene più severe per gli evasori; investimenti per il Sud; una riforma del sistema bancario; modifiche riguardo il funzionamento del settore autostradale e maggiore attenzione a scuola pubblica, sanità, acqua e infrastrutture.

Le montagne russe dell’accordo

Più che sui punti sopra citati, i due partiti si erano però scontrati su altri tre temi: la riconferma di Giuseppe Conte come presidente del Consiglio, la presenza e l’eventuale ruolo di Luigi Di Maio all’interno del nuovo governo e la composizione della lista dei ministri dell’esecutivo stesso.

Il Partito democratico chiedeva infatti un “governo di svolta” con persone nuove, cioè senza Conte premier e con Di Maio relegato a un ruolo molto più marginale rispetto a quello attuale. Il capo politico del Movimento 5 stelle voleva, invece, essere riconfermato come vicepremier, è stato riportato che reclamava per sé il ministero dell’Interno e vincolava la nascita del governo alla riconferma di Conte.

Il 27 agosto queste divergenze avevano portato ad uno stop dei negoziati di qualche ora, e alcuni analisti erano tornati a parlare di un possibile governo gialloverde bis. La Lega aveva infatti offerto a Luigi Di Maio di ricoprire il ruolo di premier in un nuovo governo gialloverde, il Movimento 5 stelle aveva diffuso una nota in cui faceva sapere che era difficile continuare a lavorare col Pd date le condizioni, e la presidenza del Consiglio aveva annunciato la cancellazione di un incontro previsto in mattinata tra pentastellati e dem.

Nel pomeriggio la questione si era poi risolta e nelle ore successive i rappresentanti di Pd e M5s erano tornati a incontrarsi per continuare a lavorare sul programma.

Gli ultimi step

Gli ultimi passaggi sono cronaca politica di queste ore: il 28 agosto la direzione nazionale del Partito democratico, cioè la riunione dei 120 membri chiamati a decidere sulle scelte del partito, ha dato a Zingaretti il mandato di verificare le condizioni per creare un governo col Movimento 5 stelle e le delegazioni dei due partiti hanno raggiunto un accordo di massima che prevede di formare un governo con Giuseppe Conte presidente del Consiglio.

Abbiamo espresso al presidente della Repubblica il sostegno a dare vita a un nuovo governo con una nuova maggioranza politica”, ha detto Zingaretti al termine del suo incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dando un importante segnale sul corso delle trattative col Movimento 5 stelle. “Abbiamo accettato la proposta del Movimento 5 stelle di indicare il nome del presidente del Consiglio”.

Poche ore più tardi è intervenuto anche Luigi Di Maio. “Oggi abbiamo detto al presidente della Repubblica che c’è un accordo politico col Partito democratico affinché Giuseppe Conte possa ricevere di nuovo l’incarico di presidente del Consiglio e provare a formare un governo di lungo termine”,ha detto. “Il riconoscimento ricevuto da Conte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ci fa capire che siamo sulla buona strada”. Il riferimento è al messaggio che Trump ha scritto su Twitter augurando al primo ministro Conte un buon lavoro.

Nel suo discorso, Di Maio ha anche confermato che la Lega gli aveva offerto di fare il premier di un nuovo governo gialloverde. “Li ringrazio con sincerità ma con la stessa sincerità dico che penso al bene di questo paese e a non me”. La Lega ha smentito ma secondo il Movimento 5 stelle la richiesta è “scritta nero su bianco.

(Giulia Giacobini, Wired cc by nc nd)

Foto: video Quirinale

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