La polizia archivia l’inchiesta sulle amnistie. E Mečiar prepara il suo ritorno

L’ex primo ministro Vladimir Mečiar, il vero padrone della Slovacchia per buona parte degli anni ’90, l’ha scampata. La polizia ha deciso di chiudere senza incriminazioni l’indagine sulle amnistie che egli concesse nel 1998, mentre agiva ad interim come presidente della Repubblica, a favore di chi era coinvolto nel rapimento del figlio dell’ex presidente Michal Kováč e nell’assassinio nel 1996 dell’agente di polizia Robert Remiáš che aiutò a nascondersi un testimone chiave del rapimento. Secondo l’investigatore che ha preso la decisione, l’emanazione delle amnistie non è un reato e quindi non c’è motivo di proseguire con l’indagine penale. Nel 1998 con le amnistie Vladimír Mečiar interruppe le indagini sui due casi, che avrebbero verosimilmente mostrato le responsabilità dei servizi segreti di allora nei fatti, e i loro preoccupanti rapporti con la criminalità organizzata. Tra i nomi graziati da Mečiar c’è quello dell’ex capo del Servizio di intelligence (SIS) Ivan Lexa.

Nel 2017, dopo un dibattito politico aspro e durato mesi, il Parlamento aveva annullato le amnistie, una decisione poi confermata dalla Corte costituzionale che ha stabilito che Mečiar ha nei fatti prese risoluzioni che andavano oltre la portata dei suoi poteri. L’abrogazione degli indulti lasciava campo libero, anche sulla spinta della Procura generale, alla ripresa delle indagini penali, che ora però ricevono un colpo fatale.

La Procura generale della Repubblica Slovacca ha richiesto un rapporto sullo stato delle cose per valutare la legalità della procedura delle autorità di polizia nells sospensione delle indagini su Vladimír Mečiar. E ha spiegato di non essere stata consultata prima della decisione dell’investigatore della direzione regionale delle forze di polizia di Bratislava di sospendere il procedimento penale. Al Procuratore generale Jaromír Čižnár si è rivolto il partito di opposizione Libertà e Solidarietà (SaS), chiedendogli di non lasciare che l’accusa per le amnestie venga lasciata cadere. Il diprezzo mostrato da Mečiar per la legge e la giustizia nel concedere le amnistie oltre venti anni fa «non può essere lasciato impunito», si legge in una dichiarazione di SaS. Tanto più perché lo stesso Vladimír Mečiar è tra i sospettati nel caso del rapimento di Michal Kováč Jr.

Mečiar intanto sta lavorando per un suo ritorno sulla scena politica, in vista delle elezioni parlamentar del febbraio 2020. Nel 2014 si concluse dopo 23 anni la storia del suo partito Movimento per una Slovacchia democratica (HZDS), nato nel 1991 dopo l’esperienza del VPN (Verejnosť proti násiliu / Pubblico contro la Violenza). In un’intervista a Pluska.sk, l’ex premier avrà un “programma interessante” e soprattutto sarà “diverso da tutti gli altri partiti”. Secondo l’ex primo ministro, il partito segnerà il ritorno in politica anche di diversi nomi familiari, suoi ex compagni di viaggio e di governo. Lui crede che anche l’ex ministro della Giustizia (2006-2009) e capo della Corte suprema Štefan Harabin, che a sorpresa ha mostrato una popolarità inaspettata nella corsa per le presidenziali della scorsa primavera (con il 14,3% dei voti al primo turno, e il terzo posto assoluto), potrebbe essere della partita. Ma per il momento non gli ha ancora parlato. Harabin intanto ha dichiarato di volersi candidare a presidente della Corte suprema, una poltrona che dovrà essere riempita dal Parlamento a settembre e che lui ha già occupato per due mandati. La carica in ogni caso non gli impedirà di impegnarsi anche in politica, ha detto.

(Red)

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