L’organizzazione di Kočner e Bödör si occupava anche di politica

Il processo per la contraffazione di cambiali per 69 milioni di euro in cui l’affarista Marian Kočner è coinvolto insieme all’ex ministro Pavol Rusko, iniziato pochi giorni fa, ha già portato alla luce fatti importanti che, seppure non direttamente collegati al fatto contestato, fanno tremare una parte della polizia e della magistratura. Sono in particolare le trascrizioni di messaggi elettronici scambiati tra Marian Kočner e l’oligarca Norbert Bödör che possiede la compagnia di servizi di sicurezza Bonul e che era in affari con l’ex capo della polizia Tibor Gašpar, presentate dalla procura come prove, a configurare l’esistenza di «una unità organizzata composta da poliziotti, pubblici ministeri e giudici di alto livello [che] hanno collaborato con criminali e colletti bianchi». Lo aveva dichiarato in tribunale Daniel Lipšic, avvocato della parte lesa nel processo, la televisione Markiza. Per scambiarsi i messaggi, i due usavano l’applicazione per dispositivi mobili Threema, ed è stato necessario il coinvolgimento di esperti di Europol per estrarre dal telefonino di Kočner e decodificare i messaggi, che peraltro lui aveva cancellato. Il fatto è che l’organizzazione messa in piedi dallo sfrontato uomo d’affari è ancora attiva, e diverse personalità che la compongono si trovano ancora in posti chiave di potere, aveva avvertito Lipšic.

L’ispettorato del ministero degli Interni ha confermato che sta indagando sul coinvolgimento di agenti di polizia di alto profilo che si ritiene abbiano aiutato e dato informazioni riservate a Kočner e Bödör, allo scopo di commettere dei crimini. Gran parte delle informazioni sul caso sono state fornite da Peter Tóth, ex giornalista, ex capo del Servizio di intelligence slovacco (SIS) e sodale di Kočner nell’organizzare la sorveglianza quotidiana di Ján Kuciak prima del suo omicidio e di diversi altri giornalisti, allo scopo di trovare del marcio su di loro. Tra gli altri, c’è un messaggio datato cinque mesi prima della sua morte in cui Kočner manda a Tóth (la persona che peraltro ha consegnao il cellulare di Kočner alla polizia) l’indirizzo di Kuciak: “Ján Kuciak, Veľká Mača 558, Galanta”.

Tra le persone sospettate di avere aiutato Kočner c’è Bernard Slobodník, capo della polizia finanziaria dell’Agenzia nazionale anticrimine NAKA e in passato tra gli sponsor del partito socialdemocratico Smer-SD. Si sospetta che Slobodník abbia inviato a Kočner una comunicazione codificata sul caso Technopol, in cui i suoi erano perseguiti i partner dell’uomo d’affari.

Poi c’è Dušan Kováčik, il Procuratore speciale della Repubblica, che secondo Tóth ha stretti rapporti con Bödör e cui Kočner si era rivolto tramite appunto Bödör cercando aiuto, inviandogli dei messaggi su foglietti di carta fatti uscire dalla prigione proprio da Tóth.

Dai messaggi, che sono secretati ma di cui il quotidiano Denník N è riuscito ad averne degli estratti, insieme a rapporti di polizia, risulta che c’era coscienza della pericolosità non solo del contenuto delle comunicazioni, ma delle azioni che venivano discusse. «Finiremo tutti in prigione», si legge in uno dei messaggi di testo inviati attraverso l’applicazione Threema. A meno che il partito Smer-SD non avesse seguito il piano di Kočner per mantenere i socialdemocratici al potere dopo l’omicidio di Ján Kuciak e Martina Kušnírová, di cui lo stesso Kočner è accusato di essere il mandante. Bödör ha più volte fornito al sodale informazioni riservatissime dai registri della polizia, un tema cui anche l’ex presidente del corpo di polizia Tibor Gašpar è sospettato di non essere estraneo. E i due discutevano di come manipolare il corso di certi procedimenti penali, ad esempio facendo assegnare singoli casi penali a pubblici ministeri specifici.

Secondo quanto citato dal quotidiano, la polizia, osservando che molti dei messaggi riguardano la politica, scrive che «La comunicazione [tra i due] suggerisce che [Kočner] è sempre pronto ad aiutare Robert Fico [presidente di Smer-SD), gli è fedele, si sacrifica per Smer, propone e fa in modo che Smer rimanga al potere. Usa persino i suoi soldi per influenzare l’opinione pubblica attraverso i media, tenta di influenzano varie nomine politiche, che dovrebbero essere fatte anche usando le informazioni che è riuscito a ottenere». La cospirazione è in particolare rivolta a discreditare alcune personalità dell’opposizione: Igor Matovič di OĽaNO, Boris Kollár di Sme rodina e il presidente Andrej Kiska, oltre a Daniel Lipšic di NOVA, che è uscito dalla politica nel 2016. Dai messaggi emerge che lo stesso Kočner aveva in programma di creare un proprio partito politico, con il quale si aspettava di entrare in Parlamento già alle elezioni del 2020.

In uno dei messaggi pubblicati da Denník N verrebbe coinvolto anche l’attuale presidente della polizia Milan Lučanský, che nega tutto: Kočner chiede a Bödör se «l’accordo con Milan è valido» dopo che Pavol Rusko è stato chiamato a testimoniare all’Ispettorato di polizia, al tempo guidato da Lučanský.

L’ex presidente Andrej Kiska, che ha fondato un nuovo partito con il quale correrà alle elezioni 2020, ha scritto ieri su Facebook che Kočner e Bödör controllavano la polizia e ne abusavano per conto del principale partito di governo Smer-SD. Kiska ha invitato il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) ad agire, chiedendo «perché non ha organizzato una conferenza stampa per garantire che tali cose non accadranno più e non si ripeteranno».

(Red)

Foto Juraj Misina cc by nc sa

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