La polizia respinge denuncia per le telefonate tra Fico e Vadalà

La polizia slovacca ha respinto a fine giugno una denuncia riguardante presunte telefonate tra l’ex primo ministro Robert Fico (Smer-SD) e il calabrese Antonino Vadalà, che si trova dallo scorso anno in custodia in Italia per reati di traffico di droga dal Sud America e connessioni con la ‘ndrangheta. Nel febbraio scorso, il quotidiano italiano La Repubblica aveva scritto che la procura italiana ha scoperto una telefonata tra Fico e Vadalà risalente al 2012. Tuttavia, per settimane Fico ha sempre vigorosamente negato di avere mai conosciuto o di essere stato in contatto con Vadalà.

A presentare la denuncia era stato il parlamentare Ondrej Dostál, presidente del Partito conservatore civico (OKS), eletto nella lista del partito liberale SaS, che ha informato di aver presentato un ricorso contro la decisione. L’investigatore che si è occupato del caso ha rigettato la denuncia dopo avere sentito l’Agenzia nazionale anticrimine NAKA e l’ispettorato dell’Amministrazione finanziaria che stanno indagando sui crimini di Vadalà. Le motivazioni fornite dal dipartimento di polizia criminale del distretto Bratislava I (il centro storico) citano il fatto che non vi sono ragioni sufficienti per avviare un procedimento penale.

Il 22 febbraio di quest’anno Dostál si era rivolto alla polizia per denunciare Robert Fico dopo avere letto un articolo pubblicato dal Centro ceco di giornalismo investigativo dal titolo “Cocaina Cowboys” che si occupava delle attività dell’uomo d’affari italiano Antonino Vadalà, accusato di essere legato alla ‘ndrangheta calabrese e di avere organizzato un traffico di droga – cocaina per l’appunto. Nell’articolo venivano riportate diverse informazioni sul caso e si citavano i contatti del calabrese con i rappresentanti delle dogane slovacche, agenti di polizia e funzionari pubblici, e una telefonata del 2012 tra Vadalà e l’allora primo ministro Fico. Malgrado l’italiano avesse rapporti stretti con alcune persone dello staff del capo del governo (il segretario del Consiglio di sicurezza Viliam Jasaň e il consigliere di Stato Maria Trošková, sua assistente personale), Fico aveva negato alcun contatto diretto con Vadalà.

Nel suo ricorso, come lui stesso scrive al quotidiano Dennik N, il politico lamenta che l’ex primo ministro non sia stato ascoltato sulla questione, e che l’investigatore non abbia esaminato le altre informazioni contenute nell’articolo sui contatti di Vadalà presso le dogane. Secondo le informazioni disponibili, la droga arrivava in Slovacchia nascosta in carichi di frutta esotica, e gli ufficiali doganali facevano sulle importazioni dell’uomo d’affari solo dei controlli superficiali. Per di più, si è scoperto che la stessa agenzia doganale di Michalovce, la città dove operava Vadalà, era in affitto in uno stabile di proprietà di una società che faceva capo alla sua famiglia.

(Red)

Foto EU2016SK CC0

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