Usa, l’amministrazione Trump ha ripristinato la pena di morte

A livello statale non era mai stata interrotta, ma i tribunali federali l’avevano sospesa nel 2003: negli ultimi 16 anni nessuno era stato più giustiziato per volere del governo di Washington.

Il procuratore generale americano William Barr ha detto che il governo federale ha ordinato la ripresa dell’esecuzione delle condanne a morte negli Stati Uniti. I primi a essere uccisi con l’iniezione letale saranno cinque uomini condannati – in altrettanti processi – per omicidio e stupro.

La pena di morte negli Stati Uniti non è mai stata abolita del tutto. Dopo essere stata bandita nel 1972, era stata infatti reintrodotta in alcuni stati nel 1976 e nel resto del paese nel 1988. Da allora, ha continuato a essere applicata nei confronti di chi era stato condannato dalle cosiddette State courts, ovvero dai tribunali competenti a giudicare sulle violazioni delle leggi statali o su crimini comuni come le rapine. I tribunali federali, però, l’avevano sospesa dopo una sorta di moratoria nel 2003, e negli ultimi sedici anni nessuno di coloro che si trovavano nel braccio della morte è stato ucciso. Questo, almeno, fino ad oggi.

La decisione dell’amministrazione Trump

Il procuratore generale Barr ha detto che questa decisione è stata presa in segno di rispetto nei confronti delle vittime e dei loro familiari. “Il dipartimento della Giustizia ha chiesto la condanna a morte per i peggiori criminali… e sostiene lo stato di diritto. Dobbiamo eseguire le condanne”. Ha poi aggiunto che i cinque condannati che verranno giustiziati hanno avuto diritto a un processo equo e hanno esaurito tutte le possibilità di fare appello.

Si tratta di Daniel Lewis Lee, un esponente di un movimento suprematista bianco che ha ucciso una famiglia di tre persone, compreso un bambino di otto anni; Lezmond Mitchell, che è stato giudicato colpevole di aver ucciso una donna di 63 anni e la nipote di nove; Wesley Ira Purkey, che è stato condannato per aver ucciso una ragazza di 16 anni, dopo averla stuprata, e una signora di 80 affetta da poliomielite; Alfred Bourgeois, che ha molestato sessualmente e ucciso la figlia di due anni, e Dustin Lee Honken, colpevole di aver ucciso cinque persone, tra cui due bambini. La loro condanna verrà eseguita in un carcere a Terre Haute, nello stato dell’Indiana, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.

La morte sarà probabilmente indotta con una nuova modalità: Barr ha infatti dato il permesso all’autorità penitenziaria di usare – diversamente da un cocktail di sostanze, come avveniva in precedenza – un unico farmaco: il Pentobarbital, un sedativo che rallenta le funzioni del corpo, comprese quelle del sistema nervoso, fino a cessarle del tutto.

Un tema divisivo

Robert Dunham del Death Penalty Information Center, un’organizzazione che diffonde studi e rapporti sulla pena di morte, ha ammesso che la decisione dell’amministrazione Trump non l’ha sorpreso. “Il presidente è sempre stato un convinto sostenitore della pena di morte e ha anche proposto di considerarla per colore che vendono droga e uccidono membri della polizia. Se c’è un lato sorprendente in tutto questo, è il fatto che abbia aspettato così a lungo”.

Molte organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani e alcuni candidati alle presidenziali del 2020, come Kamala Harris, hanno criticato il governo accusandolo di aver ripristinato uno strumento “immorale e profondamente sbagliato”. Cassy Stubbs dell’American Civil Liberties Union ha anche biasimato l’amministrazione Trump per la tempistica scelta. “Abbiamo bisogno di tempo per rivedere questi casi… non c’è motivo per andare così di fretta”, ha spiegato Stubbs.

Altri hanno accolto la decisione con favore. I sondaggi rivelano che la maggior parte degli americani è ancora favorevole alla pena di mortecome condanna per alcuni crimini. Sempre più persone, però, negli ultimi anni si sono convinte che venga spesso eseguita nei confronti di persone innocenti, anche a seguito della diffusione di alcuni report. Alcuni ricercatori, per esempio, hanno dimostrato che il 4,1% di coloro che erano stati giustiziati erano in realtà innocenti.

Secondo il Death Penalty Information Center, al momento ci sono una sessantina di persone nel braccio della morte dei tribunali federali. In tutto i condannati a morte sarebbero però 2.673. La maggior parte di questi (733) si trova nelle carceri californiane ma dal 1976 ad oggi lo stato ha eseguito solo 13 condanne contrariamente al Texas che ne ha giustiziati 561.

(Giulia Giacobini, Wired cc by nc nd)

Camera della morte, Oklahoma/Usa
Foto Josh Rushing cc by nc sa

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