UE, le prospettive di allargamento ai Balcani occidentali

Il 4 e 5 luglio scorso si è tenuto a Poznan, in Polonia, il vertice annuale del Processo di Berlino, un percorso, avviato dalla Germania nel 2014, per rilanciare l’inclusione dei Balcani occidentali nell’Unione europea. Erano presenti, oltre ai rappresentanti dei sei Paesi della regione e alcuni capi di Stato europei, anche Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, e Johannes Hahn, commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento. La riunione avrebbe dovuto seguire di qualche giorno un vertice a Parigi sulla situazione tra Kosovo e Serbia, promosso dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron e previsto per il primo luglio. Quell’incontro, però, non si è tenuto: annullato a causa delle accresciute tensioni tra i due Stati balcanici e per le concomitanti trattative per le nomine delle nuove cariche europee.

Critiche polacche all’atteggiamento europeo
Poznan è stato un meeting interlocutorio, senza alcun impatto significativo sul futuro dei sei Paesi della regione che attendono d’entrare nell’Ue. Sono state però chiarite alcune posizioni sull’allargamento. La Polonia, tramite il suo presidente Andrzej Duda, che guidava i lavori, ha criticato apertamente l’atteggiamento dell’Unione negli ultimi mesi. Duda ha indicato la necessità di un cambio di marcia e di un percorso chiaro per gli Stati che ambiscono all’entrata: “Ai Paesi dei Balcani non si può chiedere di partecipare a una corsa di cui non vedono la linea di arrivo”.

Il presidente polacco si riferiva in particolare alla situazione di Albania e Macedonia del Nord. Entrambi i Paesi hanno fatto severe riforme per potere ottenere lo statuto di candidati. Il primo ha riformato, anche se con difficoltà, il sistema giudiziario, mentre il secondo è reduce da uno storico accordo con la Grecia sul cambio del proprio nome, da Fyrom (Former Yugoslavian Republic of Macedonia) a Repubblica della Macedonia del Nord. Tutto questo non è bastato perché l’Ue, nel Consiglio europeo di fine giugno, ha ulteriormente rimandato la decisione sul loro statuto all’autunno, dopo averla già posticipata nel 2018. Se, come ha detto Hahn, il destino dei Balcani è nell’Ue, per il momento appare ancora abbastanza lontano.

Una panoramica delle candidature
Fra i Paesi più titubanti sull’allargamento ai Balcani occidentali, e che cercano di rallentare l’avanzamento dei negoziati, c’è la Francia di Macron, che ritiene sia indispensabile riformare il funzionamento dell’Unione, prima di aprire le porte a nuovi Stati membri. Mentre Macron ha ribadito questa posizione a Poznan, Angela Merkel è sembrata invece spingere nella direzione opposta. Dopo la riunione in Polonia, Merkel ha dichiarato di guardare con ottimismo all’autunno, riferendosi al Vertice europeo di ottobre che potrebbe decidere l’apertura di negoziati ufficiali con Albania e Macedonia del Nord.

Altri quattro Stati dei Balcani occidentali sono attualmente in trattativa per entrare in Ue: Serbia, MontenegroBosnia Erzegovina e Kosovo; i primi due si trovano in una fase negoziale più avanzata, essendo già Paesi candidati, mentre Bosnia e Kosovo sono solo Paesi potenzialmente candidati.

[…] Continua su Affarinternazionali

Foto Pxhere CC0
Strada a Belgrado, in Serbia

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.