Rapporto sulla spesa agricola: meno pagamenti diretti e spesa più efficace

La Slovacchia fornisce l’1,2% del PIL al settore Agricoltura e Sviluppo regionale, che in cifre significa 1,1 miliardi di euro, una percentuale superiore alla media dell’Unione europea. Lo si legge nella relazione finale sulla revisione della spesa agricola, sulla quale hanno lavorato insieme per oltre un anno gli analisti dell’Istituto di politica agricola (IPP) del ministero dell’Agricoltura e il dipartimento Value for money (UHP) del ministero delle Finanze. Diverse sono le misure suggerite dal rapporto, tra cui il consolidamento del territorio, l’introduzione di strumenti di gestione del rischio e l’uso di strumenti finanziari.

Un aumento dei finanziamenti per settore dovrebbe andare di pari passo con il miglioramento delle sue prestazioni, in particolare la produttività che in confronto ad altri paesi è in ritardo: anziché concentrarsi su monoculture a basso valore aggiunto, si dovrebbe invece di coltivare frutta e verdura o allevare bestiame, dice la relazione.

Oggi la maggior parte degli aiuti è concessa agli agricoltori sotto forma di pagamenti agricoli diretti, che non tengono conto della della resa dei raccolti, e che hanno un impatto minimo sulla crescita della produzione agricola, che è in realtà ferma da molto tempo e la sua struttura si sta deteriorando. Oltre tutto, la Slovacchia ha la più alta concentrazione di pagamenti diretti in tutta l’Unione europea: un quinto delle aziende agricole più grandi riceve fino al 94% del totale dei pagamenti diretti.

Per questa ragione, nel prossimo periodo di programmazione della Politica agricola comune (PAC) dell’UE, la Slovacchia dovrebbe porre maggiormente l’accento su un programma di sviluppo rurale efficace che consenta il finanziamento di specifici obiettivi prioritari. Vale a dire rafforzare le dotazioni nel bilancio del ministero dell’Agricoltura e Sviluppo rurale, a scapito dei pagamenti diretti. Questa mossa renderà possibile investire in misura maggiore dalle risorse europee, in particolare nel consolidamento fondiario, «nel miglioramento delle infrastrutture e dei servizi rurali, negli strumenti di gestione dei rischi, nella ricostruzione degli impianti di irrigazione, per anni lasciati andare in malora, nel sostegno ai giovani agricoltori e agli obiettivi ambientali», ha spiegato l’Istituto di politica agricola.

Il ministro Gabriela Matečná crede che «l’aumento del cofinanziamento del programma di sviluppo rurale dal bilancio statale sia un cambiamento sistemico che richiede una proposta per una nuova Politica agricola comune presentata dalla Commissione europea». La sostituzione delle sovvenzioni agli investimenti con strumenti finanziari sarà anche un passo importante per rendere l’agricoltura e il cibo più efficienti. «Il mercato fondiario è penalizzato dala estrema frammentazione della proprietà terriera», afferma l’Istituto di politica agricola, «la proprietà di una particella catastale è in media suddivisa tra 12 persone». Tra le priorità di questa legislatura, ha detto Matečná, c’è anche un riordino nell’uso e proprietà dei terreni agricoli, che affronterà il tema della frammentazione, e un emendamento che intende impedire la speculazione nell’affitto dei terreni, migliorando le garanzie per i proprietari terrieri con la recente pubblicazione della rendita media per uso agricolo.

La relazione ha esaminato anche le spese del ministero dell’Agricoltura e delle organizzazioni ad esso subordinate, e notando il livello occupazionale più alto del necessario, come la necessità di semplificarne l’amminstrazione e migliorare i servizi di approvvigionamento, si potrebbero risparmiare almeno 4,6 milioni di euro all’anno.

(Red)

Foto Pxhere

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