Talents in Motion, l’Italia riprova a riprendersi i suoi cervelli in fuga

Aumentare l’attrattività dell’Italia per i talenti italiani e stranieri favorendo la loro circolazione, indispensabile nell’attuale scenario di mercato globale. Questo l’obiettivo di Talents in Motion, primo progetto di Social Responsibility presentato ieri a Palazzo dei Giureconsulti a Milano, che ad oggi coinvolge 40 realtà tra grandi imprese e associazioni, con il coinvolgimento di istituti e università, ma anche di Regione Lombardia, Confindustria, Camera di commercio Milano Monza Lodi Brianza, Assindustria e Assolombarda, Aiceo, Aidp, Ibc, Centromarca, Yes Milano, con il supporto di Forum della Meritocrazia e la collaborazione di Linkedin. A guidare il team di “Talents in motion” è Patrizia Fontana, con Salvatore Paparelli, Giorgio Boggero, Simone Dominici, Raffaele Fiorella, Simone Petrelli e Germana Zocchi.

Tre le linee guida che seguirà il progetto: posizionare l’Italia nello scenario attuale come nuovo polo di attrazione per i talenti attraverso uno strumento operativo e di sistema da affiancare agli sgravi fiscali; favorire lo sviluppo sostenibile delle aziende italiane e il recupero della loro competitività attraverso l’integrazione di know-how italiano e straniero; e, infine, dare visibilità alle eccellenze italiane e all’innovazione Made in Italy. Per farlo, “Talents in motions” intende creare un Digital Hub e promuovere Think Tank e Forum.

Da un lato, dunque, viene creata una piattaforma che connetterà le aziende con i talenti internazionali; dall’altro, verrà proposto un programma annuale di incontri per agire concretamente sul panorama futuro valorizzando l’Italia del lavoro.

In occasione della presentazione del progetto sono stati illustrati anche i dati di “Talenti italiani all’estero. Perché tanti partono e pochi ritornano”, a cura dell’ufficio studi di Pwc Italia. La ricerca è stata condotta con l’obiettivo di individuare quali sono le principali ragioni che spingono i talenti italiani a spostarsi all’estero; a quali condizioni i talenti emigrati all’estero sarebbero disposti a ritornare in Italia; quali sono i principali fattori che disincentivano il rientro in Italia dei talenti.

Pwc ha intervistato 130 italiani, che vivono e lavorano all’estero. Ne è emerso che diverse tipologie di expats manifestano esigenze ed ambizioni diverse; un italiano su due va all’estero per cause imputabili a un mercato del lavoro debole.

Gli expats vedono l’Italia come un Paese che offre scarse prospettive: ben l’85% degli intervistati ritiene che il Paese in cui lavora offra un migliore contesto professionale e/o maggiori prospettive di carriera rispetto all’Italia, dove le carriere sono “lente e poco remunerative”, l’ambiente di lavoro è poco stimolante e c’è paura di clientelismo. Il timore per il 42% degli intervistati è che le opportunità della sua carriera sarebbero limitate da clientelismo, familismo e corruzione.

Nonostante questo, però, il 74% degli expats valuterebbe un rientro in Italia se arrivassero offerte di lavoro interessanti. Anche se meno della metà degli intervistati ha mai cercato opportunità di lavoro nel nostro Paese. Per tornare, secondo chi è andato all’estero, gli incentivi fiscali servono, ma le aziende devono fare la propria parte. Dall’indagine è emerso pure che gli expats non hanno sufficienti informazioni sugli incentivi fiscali per il rientro dei talenti.

All’incontro di oggi è intervenuto, in videoconferenza, anche il sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano. «Per i nostri talenti italiani all’estero che ci rendono orgogliosi nel mondo», l’esperienza all’estero «non sia fuga ma strada a doppio senso», ha sostenuto Di Stefano. Per il rettore del Politecnico di Milano, Resta, «il capitale umano non è diritto acquisto. I talenti vanno dove trovano occasioni e la mobilità studentesca è un valore. È nel confronto che si cresce», ha aggiunto il rettore. «Vogliamo che i ragazzi scelgano una professione e non un Paese».

Secondo il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, «l’Autonomia può essere una leva per aumentare l’attrattività dell’Italia per i “cervelli in fuga” italiani e stranieri. Realizzare delle politiche mirate ai territori – ha spiegato il presidente – che si sposano con le necessità dell’imprenditoria, e sviluppare l’internalizzazione delle imprese, potrebbe essere una strategia valida per convincere i talenti a venire o restare in Italia».

Oggi, ha ricordato Patrizia Fontana, Presidente di Talentsinmotion, «il mercato è globale, la tecnologia ha eliminato i confini e la brain circulation è diventata indispensabile per l’approvvigionamento di know-how». Per questo, il nostro Paese deve diventare più attrattivo.

(m.c.\aise)

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