L’IOM avvisa gli slovacchi dei pericoli della tratta di persone

Decine di slovacchi cadono ogni anno vittime della tratta di esseri umani. Secondo le statistiche diffuse dal ministero degli Interni, nel 2018 sono stati 46 i cittadini slovacchi vittima di tratta che sono stati registrati dalle autorità. Tra di loro erano 30 donne e 16 uomini, e ben dodici (oltre un quarto) erano minorenni. Il più giovane, vittima di abusi sessuali, aveva appena 11 anni. Per lo più, le vittime di trafficanti di persone e di sfruttamento lavorativo hanno subito gli abusi in Germania, Regno Unito, Svizzera, Austria e Svezia. L’ufficio dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM) in Slovacchia avverte che più frequentemente sono a rischio di diventare vittime le persone che si recano all’estero per lavoro, magari per fare la stagione estiva. La tratta sfrutta le sue vittime principalmente per il lavoro forzato, l’accattonaggio forzato, i piccoli crimini, lo sfruttamento sessuale e i matrimoni forzati. Di questa moderna schiavitù sono vittime uomini e donne di varie età, compresi i bambini, sia persone che provengono da ambienti sociali normali che da famiglie a basso reddito, dice l’IOM.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha creato diversi strumenti per aumentare la sicurezza personale di chi viaggia e lavora all’estero. Nel sito web www.bezpecnecestovanie.iom.sk, e nell’applicazione per dispositivi mobili scaricabile dal sito www.safe.iom.sk ci sono suggerimenti per viaggiare in sicurezza e per riconoscere i segni del traffico di esseri umani, e come comportarsi in situazioni di crisi. Prima di accettare un lavoro in un paese straniero consiglia di parlare con la famiglia e i conoscenti, di informarsi bene sull’intermediario e sul contratto di lavoro offerto, di non accettare regali o prestiti e di non consegnare il proprio passaporto a nessuno in nessuna circostanza.

L’IOM è attiva nella lotta alla tratta di esseri umani fin dal 2003, in collaborazione con istituzioni statali, organizzazioni non governative e organizzazioni internazionali.

(Red)

Foto Ankita_Gkd/edit.BS

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