Manovre in corso e prove di alleanza in vista delle elezioni 2020

Diversi partiti hanno iniziato di fatto a preparare il terreno della campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 2020. Mentre all’interno della maggioranza si sono registrati alcuni scricchiolii. Il leader del Partito nazionale slovacco (SNS) Andrej Danko ha ammesso dissidi all’interno della coalizione e la possibilità, seppur remota, di elezioni anticipate. Tra i motivi delle tensioni c’è la difficile battaglia sulle nomine per la Corte costituzionale, dove dopo quattro mesi di tira e molla ci sono ancora sei poltrone vuote, e il prossimo voto parlamentare per la nomina dei candidati sarà solo a settembre, dopo la pausa estiva. Mentre Juraj Blanár, vice presidente del partito del primo ministro Smer-SD, ha detto che le elezioni anticipate non sono un’opzione reale, e i tre partiti al governo riusciranno ancora una volta come già in passato a trovare un accordo e continuare a realizzare il programma di governo.

Sabato 22 giugno quattro partiti hanno tenuto congressi, tutti in qualche modo toccati newgli ultimi sondaggi dalla forte crescita in questi mesi dei due nuovi partiti dell’area centro Progresivne Slovensko (PS) e Spolu-občianska demokracia, che si sono uniti in coalizione anche per le parlamentari del marzo 2020 (foto sotto il titolo) dopo il successo ottenuto alle europee di maggio.

Il Movimento cristiano democratico (KDH) ha annunciato per voce del suo presidente Alojz Hlina la volontà di rimanere un partito indipendente, ma ha accettato di incontrarsi lunedì prossimo con i leader della coalizione PS-Spolu (oggi data al secondo posto nei sondaggi) composta dai partiti extraparlamentari Progresivne Slovensko (PS) e Spolu-občianska demokracia, Michal Truban e Miroslav Beblavý, per discutere di una cooperazione elettorale. Secondo Hlina, ha senso discutere e «cercare un modo per evitare di affondarsi l’un l’altro. I partiti che vogliono portare a un cambiamento dovrebbero dimostrare di essere in grado di comunicare tra loro in modo costruttivo».

Nel congresso dei liberali di Libertà e Solidarietà (SaS), il presidente Richard Sulík ha offerto il suo posto e la prima posizione nella lista del partito a Robert Mistrík, candidato alle presidenziali di marzo che nel rush finale cedette si ritirò per appoggiare Zuzana Čaputová, eletta capo dello Stato al ballottaggio. Mistrík ha rifiutato l’offerta per motivi personali. SaS, che nel 2016 era emerso come il primo partito dell’opposizione, è tra i più colpiti dalla crescita della coalizione PS-Spolu.

Sempre sabato il Partito nazionale slovacco (SNS) al governo ha eletto l’attuale ministro dell’Agricoltura Gabriela Matečná alla carica di vicepresidente del partito. Mentre il terzo soggetto della coalizione di governo, Most-Hid, che alle europee è addirittura sceso al di fuori del perimetro parlamentare con un risultato (2,59%) molto deludente, ha riconfermato al suo posto il leader Béla Bugár, che aveva offerto le sue dimissioni, e ha aperto a una collaborazione elettorale non solo con altri soggetti che fanno riferimento alla comunità etnica ungherese ma anche ai partiti nelle regioni, offrendo posizioni nella sua lista elettorale. Il pericolo, avverte, Bugár, è che dopo il 2020 le minoranze potrebbero non avere alcuna rappresentanza in Parlamento.

Intanto il partito Gente ordinaria e Personalità indipendenti (OĽaNO), anch’esso in forte calo di consensi, ha perso nei giorni scorsi cinque deputati, tra i quali la capogruppo Veronika Remišová, insoddisfatti della gestione personalizzata del partito da parte della leadership. Il gruppo in Parlamento scende quindi da 15 a 10 deputati. Già diverse voci lo davano per scontato, e ieri è stato confermato che Remišová è entrata nel nuovo partito del presidente uscente Andrej Kiska, Za Ľudí (Per la gente). Il presidente di OĽaNO, Igor Matovič, ha avvertito Kiska che in questo caso non collaborerà con il suo nuovo partito in vista delle elezioni, e ha lanciato nei giorni scorsi una offerta agli elettori di orientamento cristiano che non si riconoscono negli attuali partiti – principalmente nel Movimento cristiano-democratico (KDH), suscitando le rimostranze di quest’ultimo. Matovič ha detto di voler offrire metà della sua lista elettorale, e metà del denaro che il partito riceverà in base ai risultati delle elezioni a nuovi candidati, uno per distretto, che si riconoscano in questo progetto.

Il nuovo Za Ľudí dell’ex presidente della Repubblica Andrej Kiska, che è stato annunciato solo pochi giorni fa per «far entrare in politica persone capaci e oneste» e che sta raccogliendo le firme necessarie per la registrazione come partito, ha offerto collaborazione a diversi partiti di opposizione, da KDH ai liberali di SaS, da OĽaNO alla coalizione PS-Spolu. Il partito, che nell’ultimo sondaggio Focus di pochi giorni fa avrebbe un consenso del 5,2%, può contare su facce conosciute come l’ex eurodeputata Jana Žitňanská, l’attivista Juraj Šeliga dell’iniziativa Per una Slovacchia dignitosa (Za Slušné Slovensko), l’ex rappresentante permanente della Slovacchia alla Nato Tomáš Valášek e diversi sindaci. A Kiska è pervenuto l’invito a cooperare dai leader di PS-Spolu subito dopo l’affermazione alle europee, e un primo incontro a tre è già avvenuto, ma ancora l’ex capo dello Stato non ha risposto ufficialmente.

Nel frattempo, il partito socialdemocratico Smer-SD affronta un periodo di critiche interne, con una parte dei funzionari che hanno chiesto di recente le dimissioni del presidente – ed ex primo ministro – Robert Fico e l’indizione di un congresso anticipato, auspicando che sia l’attuale premier Peter Pellegrini a guidare il partito. A far scatenare la contestazione è stato il misero risultato al voto europeo del 25 maggio – appena il 15,72%, mentre nel 2014 aveva il 24,09% – che ha provocato l’irritazione di diversi funzionari soprattutto nella regione di Košice, dopo che già a livello regionali (nel 2017) e comunale (nel  novembre 2018) i socialdemocratici hanno perso molte delle loro roccaforti. Al suo rientro in ufficio, dopo quasi due settimane di silenzio nelle quali si dice che si sarebbe andato a curare i problemi cardiologici in Israele, una cosa tuttavia mai confermata, Robert Fico ha minimizzato i problemi nel partito, e ha detto che sarà lui a guidarlo alle elezioni del 2020. Ha comunque aperto uno spiraglio alla discussione interna, in cui saranno ascoltate le opinioni delle strutture distrettuali del partito, cercando una soluzione «che sia la migliore per Smer». Nel frattempo, Pellegrini risulta essere oggi il politico ritenuto più credibile in Slovacchia. Lo pensa il 51,6% degli intervistati in un sondaggio di inizio mese, piazzando il premier poco sopra al consenso per la neo presidente Zuzana Čaputová (49,4% di fiducia). Robert Fico si guadagna invece il terzo posto tra i politici in cui la gente ha la maggiore sfiducia (72,8%). Considerando i soli sostenitori socialdemocratici, Pellegrini ottiene il 93% di fiducia contro l’85% di Fico, unico caso in cui il leader del partito è superato da un altro membro. Per Peter Pellegrini si è anche vociferato nei giorni scorsi di una posizione in UE, ma lui ha negato dicendo che il suo posto è in Slovacchia, e ha pure detto di non avere mai avuto l’ambizione di diventare presidente di Smer-SD.

(La Redazione)

Foto FB/PS, FB/MostHid
FB/KDH, FB/SmerSD

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