Corte costituzionale, un solo nome dal Parlamento, tutto rimandato a settembre

Continua la saga, ormai interminabile, delle nomine alla Corte costituzionale, che si trascina dal mese di febbraio dopo la fine del mandato per nove dei tredici giudici, con solo tre rimpiazzi fatti fino ad ora. Il Parlamento ha eletto – ancora una volta – un solo candidato nel voto di martedì. Si tratta del segretario di Stato al ministero della Giustizia Edita Pfundtner, del partito Most-Hid. Il compito del Parlamento era nominare almeno diciotto candidati – il doppio del numero di membri da sostituire – da cui il presidente avrebbe nominato i nove giudici. Ma fino ad oggi l’Assemblea ha eletto soltanto tredici nomi, dai quali finora l’ex presidente Kiska ha fatto soltanto tre nomine in aprile con l’obiettivo di rendere la Corte costituzionale in grado di lavorare almeno in regime ridotto, con sette giudici.

E così rimarrà fino a quando il Parlamento, auspicabilmente nella prima sessione utile – in settembre – fornirà i cinque candidati rimanenti alla presidente Čaputová, che ha confermato la posizione di Kiska: «in linea con la Costituzione», non farà ulteriori nomine fino a quando non avrà l’elenco definitivo dei candidati. La presidente ha affermato di avere gradito le parole del presidente del Parlamento Andrej Danko (Partito nazionale slovacco / SNS), che ha dichiarato prima del voto che questa sarebbe stata l’ultima volta che SNS avrebbe votato candidati a giudice con un voto a scrutinio segreto. La discussione sul tipo di scrutinio, se segreto o pubblico, aveva già visto in passato scintille tra i partner della coalizione di maggioranza. Il partito Smer-SD e il suo presidente Robert Fico lo avevano preteso fin dall’inizio del processo di nomine, minacciando l’ostruzionismo ad oltranza. A favore del voto palese si è espresso ieri anche Bela Bugar, capo di un altro partito di governo, Most-Hid, e lo è sempre stata una gran parte dell’opposizione Alcune crepe in questo senso si sono iniziate a palesare anche nel granitico gruppo parlamentare di Smer, dove si è sentita qualche timida voce di dissenso. Dal canto suo, il primo ministro Pellegrini, che di Smer è uno dei vice presidenti, aveva già espresso di recente l’opinione che la questione si stesse protaendo senza ragioni e che sarebbe ora di nominare tutti i candidati richiesti dalla presidente.

(Red)

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