Ergastolo ai trafficanti responsabili della morte di 71 migranti a Parndorf nel 2015

Sono stati condannati definitivamente alla pena dell’ergsastolo i trafficanti di uomini ritenuti colpevoli dal tribunale d’appello di Szeged, in Ungheria, della morte per asfissia di 71 migranti chiusi dentro un camion abbandonato vicino a Parndorf, in Austria, nell’agosto 2015, dopo avere passato illegalmente il confine dall’Ungheria all’Austria, in un periodo nel quale la pressione migratoria si era fatta drammatica e la cosiddetta “via blacanica” era divenuta estremamente popolare per i migranti che venivano in Europa in gran parte attraverso il breve braccio di mare tra Turchia e Grecia. Se ricordiamo, fu l’estate in cui la Germania accettò un milione di migranti e le città della penisola balcanica e dell’Ungheria, inclusa la capitale Budapest, si erano trasformate in accampamenti a cielo aperto.

La corte ungherese ha condannato un afgano e quattro bulgari per il reato di omicidio multiplo aggravato dalla crudeltà. Solo uno di loro potrà chiedere la liberartà condizionale dopo aver scontato 30 anni di pena in carcere. Altre 10 persone sono state condannate a pene tra quattro e dodici anni di carcere per partecipazione a traffico organizzato di persone. La sentenza originale del processo, avviato nel giugno 2017, è stata emesso nel giugno 2018, con i quattro principali sospettati che avevano ricevuto 25 anni di prigione ciascuno, senza possibilità di libertà condizionale, ma l’ufficio del pubblico ministero si era opposto per chiedere pene più rigide.

Il camion frigo era stato usato in passato dal produttore slovacco di pollame Hyza, di cui riportava ancora la grafica sul cassone, ma poi era stato venduto e reimmatricolato in Ungheria. I cadaveri dei migranti, tra i quali alcuni minorenni, a causa della mancanza di ventilazione e dell’alta temperatura interna, sono stati trovati il 27 agosto 2015 in avanzato stato di decomposizione dentro il camion. Si presume che fossero già morti mentre viaggiavano attraverso l’Ungheria. Gli autisti avevano lasciato il mezzo in un’area di sosta sull’autostrada A4 austriaca, a breve distanza dal confine con la Slovacchia e l’Ungheria, probabilmente quando hanno scoperto lo stato dei fatti, e si sono dati alla fuga presumibilmente attraverso i campi.

Inizialmente si era stimato che nel camion erano stipati, uno sull’altro, un numero variabile tra 20 e 50 corpi senza vita, salvo poi dover aggiornare il bilancio a ben 71, dei quali otto donne e quattro bambini, che è stato possibile contare soltanto dopo avere separato i corpi uno dall’altro. Il 28 agosto tre persone sono state arrestate in Ungheria in relazione al fatto. La polizia austriaca rilevò che le vittime sarebbero morte tra le 48 e 36 ore prima del ritrovamento, la mattinata del 27 agosto. Dal portellone socchiuso usciva un liquido maleodorante, prodotto dalla decomposizione dei corpi.

La squadra di investigatori e medici che si occupò del caso era composta da esperti che già avevano avuto esperienza nell’identificazione delle vittime dello tsunami che colpì le coste thailandesi e indonesiane nel 2004. Le indagini, che subito si dimostrarono complesse, vennero condotte anche a Vienna e Eisenstadt. I 71 corpi vennero portati prima in ex una clinica veterinaria, a Nickelsdorf, vicino al luogo dove è stato trovato il camion, e lì svestiti; poi furono mandati a Vienna per gli esami della polizia scientifica, dove medici legali raccolsero impronte dentali, DNA e segni particolari come cicatrici, impianti o tatuaggi: tutte informazioni che vennero inserite in un software utilizzato anche dall’Interpol per cercare raffronti in cooperazione con le polizie di altri paesi.

(La Redazione)

Foto dnes24.sk

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