Donazioni di organi, oltre 4000 slovacchi hanno avuto un trapianto

Sono più di quattromila le vite umane salvate in Slovacchia grazie ai donatori di organi, ha informato recentemente il ministero della Salute. Il programma di donatori e trapianti iniziato nel 1990, che viene gestito in quattro centri specializzati a Bratislava, Martin, Banská Bystrica e Košice, ha permesso l’esecuzione nel 2018 di 201 trapianti, tra i quali ben 146 di reni, un numero che tuttavia rimane fermo da anni. Da quattro anni si occupa della promozione delle donazioni anche la campagna “Sette vite” della Società di trapiantologia slovacca che agisce sotto gli auspici del ministero della Salute.

Dal 2017 è in vogore una nuova legge sui trapianti, che ha istituito un sistema per identificare i potenziali donatori per le strutture sanitarie e ha creato il Piano d’azione nazionale per i trapianti per il periodo 2019-2020 con prospettiva fino al 2022. Sono tutte misure che dovrebbero portare a un programma di trapianto ancora più efficiente, secondo la ministra della Salute Andrea Kalavská, con lo scopo ultimo di «salvare più vite umane per le quali il trapianto è l’unica opzione di trattamento».

La questione della donazione di organi è di grande attualità in tutta Europa, dove 12 pazienti ogni giorno muoiono per non poter avere un trapianto. In Slovacchia esiste un programma di trapianto per reni, cuore e fegato, e da gennaio 2019 per il trapianto del pancreas, eseguito nel centro trapianti dell’ospedale Roosevelt di Banská Bystrica. «Preleviamo gli organi da donatori per i quali è stata decretata la morte cerebrale», dice Zuzana Žilinská, capo ufficiale medico del ministero della Salute per i trapianti. «Nonostante il principio del presunto consenso, secondo il quale tutti sono donatori anche se non sono nel registro dei donatori, i medici comunicano sempre con la famiglia del trapassato e la informano sugli obiettivi della donazione». Stiamo inoltre richiamando l’attenzione, ha detto il presidente dell’associazione dei medici trapiantisti Ľuboslav Beňa, «sui trapianti di rene da donatore vivente», che in Slovacchia rappresentano solo il 10% circa del totale, «con la speranza di avvicinarci al 20%», dove già stanno i paesi europei più avanzati.

Al momento sono 327 i pazienti in lista d’attesa di un trapianto, per i quali l’operazione è l’unica speranza di poter sopravvivere. Per 272 di loro è necessario un trapianto di rene, 34 richiedono il trapianto di cuore, 21 di fegato e 2 di polmone, che tuttavia in quest’ultimo caso viene effettuato presso l’ospedale universitario di Motol, nella Repubblica Ceca. Negli anni 2000 un progetto europeo permise alla Slovacchia di acquisire il knowhow per i trapianti di fegato sotto la supervisione del Centro nazionale trapianti italiano, che aiutò i colleghi slovacchi a creare una struttura simile nel loro paese.

(Red)

Foto Pxhere CC0

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