Nomine Corte costituzionale, il primo scontro tra Čaputová e Robert Fico

Nei giorni scorsi sono stati auditi dalla commissione parlamentare costituzionale i candidati a giudice della Corte costituzionale che tenteranno la sorte nella quarta sessione del Parlamento ad occuparsi della questione, in programma il 20 giugno. La commissione ha approvato lunedì tutti i 16 candidati per il posto di giudice costituzionale. Durante tre sessioni precedenti, i deputati hanno finora eletto 12 aspiranti, tra i quali il presidente Kiska ha scelto di nominare tre giudici in sostituzione dei nove membri che hanno concluso il proprio mandato di dodici anni nel febbraio scorso, rendendo per alcune settimane la Corte costituzionale incapace di agire. La Corte costituzionale, per essere pienamente funzionante, necessita di riempire anche le altre sei poltrone ancora libere. Compito del Parlamento era la nomina di almeno 18 potenziali giudici, tra cui il presidente avrebbe nominato giudice la metà di loro. La questione è stata ragione di tensioni tra i partiti della maggioranza – in particolare il principale partito Smer-SD, che inizialmente aveva candidato il suo leader Robert Fico, costretto poi a fare un passo indietro – e il presidente della Repubblica, che si è impuntato nella sessione di maggio, quando gli furono offerti solo sei nomi, e disse di voler attendere altri candidati per scegliere tra loro tutti i membri rimanenti della Corte.

Ora la palla è passata nelle mani della nuova presidente Zuzana Čaputová, ma la questione e le tensioni che la circondano rimangono le stesse. Il presidente di Smer-SD Robert Fico, che a lungo aveva attaccato l’ex presidente su questa cosa, ha minacciato di non eleggere nessun nuovo candidato il 20 giugno se prima il nuovo capo dello Stato non nomina tre giudici tra i nomi del mese scorso. Ieri, dopo un incontro con il capo del Parlamento Andrej Danko (SNS) e il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD), Čaputová ha dichiarato che non cederà alle pressioni e nominerà i giudici della Corte costituzionale non appena il Parlamento le fornirà i sei candidati ancora mancanti, confermando così la linea tenuta finora da Kiska. Se la plenaria del Parlamento le darà i sei nomi giovedì, lei nominerà quanto prima i membri mancanti della Corte per chiudere questa faccenda entro la prossima settimana. La Costituzione, dice la neo presidente, afferma chiaramente che il Parlamento è obbligato a eleggere il doppio dei candidati rispetto al numero da nominare, servono dunque dodici candidati per eleggerne sei.

Andrej Danko e anche Pellegrini, hanno ammesso che sarebbe bene eleggere i sei candidati che mancano. Danko ha invitato i partner della coalizione ad adottare un approccio razionale alla questione, e ha detto che personalmente metterà sei nomi nella sua scheda di voto. E Pellegrini, mettendosi di traverso al capo del suo partito, ha detto che se il suo governo dovesse decidere su questo problema, tutto sarebbe stato risolto nel giro di pochi giorni. «È passato troppo tempo. È una storia senza fine. Non penso che questo possa aiutare il nostro paese. Questa “saga” deve finire il più presto possibile e la Corte costituzionale deve essere messa in grado di essere pienamente operativa», ha detto.

(La Redazione)

Foto ustavnysud.sk

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