La caduta di Roma? Fu causata dal clima e dalle epidemie

Tutti ricordano l’episodio del 452 d.C. di come Attila fosse pronto ad invadere Roma e saccheggiarla, ma venne fermato miracolosamente dal vecchio papa Leone I° sulle rive del fiume Mincio nell’odierna Lombardia.

Non ci fu battaglia, né spargimento di sangue, ma solo poche parole pronunciate dal pontefice all’orecchio del barbaro. Parole che nessuno riuscì ad ascoltare, ma, come recita la legenda, gli misero una tale paura addosso da abbandonare immediatamente e per sempre la sua impresa.

Fin qui i libri di storia, ma altri studi affermano che in realtà a farlo desistere non furono tanto le parole del papa quanto la peste che ormai da anni stava sterminando ciò che rimaneva della popolazione romana, afflitta da altre numerose malattie e da tanta miseria.

Una situazione politica e sociale che durò, tra alti e bassi, per almeno tre secoli con un colpevole ormai accertato: il cambiamento delle condizioni climatiche.

Questa almeno la tesi di Kyle Harper nel suo ultimo libro dal titolo assai eloquente Il destino di Roma, clima epidemie e la fine di un impero”.

Un dominio immenso che non cadde, secondo Harper, per la corruzione, le lotte intestine, l’imporsi del cristianesimo o la calata dei barbari, nulla di tutto questo, semplicemente erano cambiate le condizioni climatiche e sfogliando il volume, ci accorgiamo subito, non senza una certa preoccupazione, che anche noi siamo all’inizio di un profondo cambiamento climatico che già oggi, proprio come ai tempi dei romani, sconvolgerà probabilmente tutte le nostre abitudini e le nostre certezze quando pensavamo di vivere in un mondo tutto sommato stabile.

Proprio le condizioni meteorologiche, è bene ricordare, furono anche la grande fortuna di Roma, insieme ad altri fattori, ma è pur vero che dal 200 a.C. al 150 d.C. il Mediterraneo ebbe uno dei climi più favorevoli per lo sviluppo di tutte le civiltà che allora si affacciavano sul mare.

Purtroppo, da quell’apogeo climatico cominciò un lento e incessante concatenarsi di difficoltà che il clima ormai mutato portava con se: carestie, guerre di sopravvivenza, caos sociale e numerose malattie tanto da essere nominate quest’ultime con l’autorità di turno: come, ad esempio, nel 165 d.C. la peste Antonina, forse era il vaiolo, o nel 250, la peste di Cipriano per arrivare alla micidiale peste bubbonica nel che durò più di 2 secoli.

[…]

Continua a leggere su Italiani.net


Foto Pxhere CC0

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.