Europa: una fortezza che non è sotto assedio

Di Eliza Ungaro — Secondo i dati riportati dall’UNHCR – l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – dei 258 milioni di migranti che nel 2017 hanno lasciato la propria casa, oltre 68 milioni sono migranti forzati ovvero individui che hanno abbandonato la propria dimora perché messi in fuga da violenze perpetrate in situazioni di guerra o instabilità, ma anche dagli effetti provocati dal cambiamento climatico e dalle disuguaglianze derivate dall’accesso alle risorse (terra, cibo, acqua).

Di questi 25,8 milioni godono dello status di rifugiato (di cui quasi 20 milioni sotto mandato dell’UNHCR), oltre 40 milioni sono sfollati interni ovvero persone che si sono allontanate da casa, ma non hanno varcato un confine internazionale, e 3,2 milioni i richiedenti asilo in attesa che le autorità competenti del paese presso cui hanno inoltrato la domanda, decidano di riconoscere loro (o meno), lo status politico di rifugiato.

Nel 2017 16,2 milioni di persone sono state costrette a mettersi in cammino: 11, 8 milioni di sfollati interni e 4,4 milioni tra rifugiati e richiedenti asilo. Facendo i debiti calcoli, nell’anno considerato, circa 44.400 persone al giorno hanno abbandonato la propria casa.

Anche qualora dovessero risolversi i conflitti in corso nell’area MENA (Middle East and North Africa) che da soli provocano la fuga di un numero di persone proporzionato all’intensità e al protrarsi delle violenze, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in meno di cinquant’anni gli sfollati climatici oscilleranno tra i 25 milioni e il miliardo, per lo più distribuiti in Bangladesh, India, Cina, Indonesia e nelle Filippine, ma anche in diversi paesi dell’Africa sub-sahariana.

Di fronte a questi numeri, s’impongono alcune considerazioni: se da un lato la popolazione mondiale, che ha superato i 7 miliardi e 600 milioni, appare sedentaria, dall’altro 258 milioni di persone che per effetto di cambiamenti climatici, politici, economici e sociali, sono in movimento, rappresentano la più importante domanda di mobilità che l’umanità si sia ritrovata ad affrontare. Un approccio stato-centrico al tema delle migrazioni è superato dalla realtà; ciò che i governi mondiali sembrano interpretare come una condizione temporanea è un fenomeno di carattere strutturale, che come tale andrebbe affrontato a livello sovranazionale.

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Foto EU Parliament cc by nc nd

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