Lo strano caso della Moldavia, il paese con due governi

La Moldavia (in romeno Moldova) da alcuni giorni ha due governi. Due organi esecutivi rivali che si accusano a vicenda di usurpazione del potere. Uno è il governo di Pavel Filip, in carica dal 2016 e sostenuto dal Partito Democratico dell’oligarca Vladimir Plahotnyuk, la persona più potente del Paese. L’altro è il nuovissimo governo della filo-occidentale Maia Sandu, nato sabato con un’inedita e inaspettata alleanza tra i parlamentari del blocco europeista Acum e quelli filorussi del Partito Socialista del presidente Igor Dodon.

Si tratta di una crisi politica molto grave. Ma che vede per una volta Russia e Occidente sostanzialmente d’accordo. Sandu ha infatti dalla sua alcuni dei principali Paesi europei, ma anche il Cremlino: un fatto più unico che raro per una premier pro-Ue. Contro il suo Consiglio dei ministri bicolore c’è però ovviamente il discusso Plahotnyuk, accusato di corruzione, e che in Moldavia fa spesso il buono e il cattivo tempo. E così domenica la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il governo della filo-occidentale Maia Sandu, ha sospeso il filorusso Igor Dodon dalla carica di presidente e al suo posto ha nominato capo di Stato ad interim Pavel Filip, leader dell’altro governo, quello fedele al ricchissimo Plahotnyuk. Filip ha subito sciolto il Parlamento e ha indetto elezioni anticipate per il 6 settembre. Secondo la Corte Costituzionale moldava, il Parlamento avrebbe dovuto votare la fiducia a un nuovo esecutivo entro tre mesi dal suo insediamento, cioè entro venerdì scorso. Il governo a metà filorusso e a metà pro-Ue sarebbe insomma sorto troppo tardi a causa dell’impasse politica seguita alle elezioni legislative dello scorso febbraio, da cui era uscito fuori un Parlamento spaccato in tre fette quasi uguali tra i socialisti filorussi e le due fazioni filo-occidentali rivali tra loro, ovvero l’alleanza Acum e il Partito Democratico. La nuova coalizione assicura però di aver rispettato i tempi. E molti la pensano come lei.

La risposta internazionale
In una dichiarazione congiunta, Francia, Germania, Polonia, Svezia e Gran Bretagna hanno espresso il loro sostegno al nuovo Parlamento sottolineando che ha adottato importanti decisioni, «compresa la formazione di un governo». Il filorusso Dodon si ritiene ancora capo dello Stato e ha annullato le elezioni anticipate indette da Filip. La comunità internazionale preme per il dialogo. Ma non sarà facile. Il governo fedele all’oligarca Plahotnyuk non intende lasciare la sede del Consiglio dei ministri, sorvegliata dalla polizia e circondata da migliaia di sostenitori del Partito Democratico.

(Giuseppe Agliastro, La Stampa cc by nc nd)

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.