L’oleodotto Bratislava-Schwechat ancora fermo. Da 15 anni

L’oleodotto Bratislava-Schwechat, un progetto di cui si parla da quindici anni ma che vede l’opposizione strenua degli ambientalisti, è ancora al palo. Dopo anni di attese e dinieghi, il nuovo consiglio del quartiere Petržalka di Bratislava, entrato in carica nel dicembre scorso, non ha ancora affrontato la questione, e si ritiene verosimilmente che la maggioranza dei consiglieri sia contraria all’opera. L’oleodotto dovrebbe passare sotto l’abitato del quartiere, evitando l’area ambientalmente sensibile di Zitny Ostrov, territorio ricompreso tra i fiumi Danubio e Piccolo Danubio (Maly Dunaj) particolarmente ricco di risorse acque. Il progetto originale prevedeva il passaggio della pipeline attraverso Zitny Ostrov, ma il ministero dell’Ambiente respinse l’idea già nel 2005 e il governo di Iveta Radicova confermò tale atteggiamento nel suo mandato (2010-2012). E nel 2013 è arrivata una risoluzione del 2013 della città di Bratislava che impediva la costruzione dell’oleodotto sul territorio comunale.

Per portare la questione in consiglio a Petržalka bisogna innanzitutto «definire il rischio di diffusione dell’inquinamento e adottare misure per prevenire la diffusione e lo smaltimento di potenziali fonti di inquinamento del suolo, delle acque sotterranee e dell’atmosfera», ha detto il portavoce della città al portale vEnergetike. C’è da tenere conto della risoluzione del 2013, che è ancora in vigore, e che anche l’anno scorso il consiglio comunale ha espresso parere negativo sul progetto slovacco-austriaco. Ma anche nel febbraio di quest’anno il distretto di Petržalka ha ripetuto con un voto del consiglio il suo rifiuto al progetto nel quartiere, informando tutte le parti in causa, tra cui la società slovacca Transpetrol, l’austriaca OMW, i ministeri di Ambiente ed Economia slovacchi, l’ambasciatore d’Austria e sindaco e governatore di Bratislava.

La Bratislava-Schwechat Pipeline è un progetto per collegare la raffineria slovacca Slovnaft con il grande complesso petrolchimico alle porte di Vienna, che vede partecipare Transpetrol al 74% e OMV al 26%. Le società considerano l’oleodotto realistico, che però necessiterà per la sua attuazione di alcune modifiche legislative, ma anhce un cambiamento di atteggiamento da parte dei comuni coinvolti. Il governo slovacco aveva concesso alla fine del 2017 ai promotori del progetto diciotto mesi per risolvere i problemi del tracciamento dell’oleodotto sul lato slovacco. Se così non fosse, il ministero dell’Economia, quale unico azionista di Transpetrol, ha intenzione di bloccare il progetto. Esiste anche una variante “nord” del percorso della pipeline, che attraversa Bratislava e il territorio dei Carpazi, fino al villaggio austriaco di Marchegg, che è più costosa ma è più digeribile per gli attivisti ambientali. Le stime di costo per il progetto parlano di una cifra che balla tra 75 e 140 milioni di euro.

(Fonte vEnergetike)

Foto CC0

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