La polizia: su Vadalà errori ed omissioni, forse reati

Secondo quanto riportato da TV Markíza alcuni giorni fa, il rispolvero di vecchi documenti e il controllo delle comunicazioni tra la polizia slovacca e la controparte italiana riguardo ai calabresi legati ad Antonino Vadalà, ha permesso di trovare errori e forse anche reati. Il presidente delle forze di polizia aveva ordinato la verifica ad aprile, dopo che alla televisione pubblica italiana RAI la giornalista Maria Grazia Mazzola aveva evidenziato le contraddizioni dell’operato degli slovacchi sulla pericolosità del gruppo di italiani che era stato sospettato di avere creato una “‘ndrina” in Slovacchia legata alle cosche della ‘ndrangheta. Ora la questione è stata inviata per ulteriori accertamenti all’ufficio affari interni del ministero degli Interni, che dovrà controllare la correttezza dell’operato delle autorità di polizia, e, come vedremo più sotto, anche quello degli ufficiali delle dogane.

Mazzola ad aprile aveva sottolineato il fatto che la polizia slovacca sapeva fin dal 2013 che Vadalà avrebbe costituito la cellula della ‘ndrangheta nella Slovacchia orientale, come confermato da un rapporto di Europol. La polizia slovacca non può tuttavia ancora dare informazioni su questa circostanza. Sarebbe tuttavia un fatto che gli italiani della Slovacchia orientale non fossero sconosciuti alle autorità slovacche, cosa che potrebbe essere confermata dai rapporti del Servizio di intelligence slovacco (SIS), che ne avrebbe scritto. Ma come si vantò Vadalà nel corso di intercettazioni, il calabrese si era comprato pezzi grossi anche del SIS, oltre a dogane, polizia e ministero degli Interni. Ora, Gašpar e l’attuale presidente del Corpo di Polizia Milan Lúčanský, che era vice presidente nel 2013, si sono accusati a vicenda di non aver agito in quel momento.

Antonino Vadalà, arrestato l’anno scorso, è stato estradato in Italia con l’accusa di traffico internazionale di cocaina, mentre in Slovacchia lo stanno indagando per frodi nelle sovvenzioni agricole dell’UE. Ma è finito dietro le sbarre soltanto dopo essere stato sospettato dell’uccisione del giornalista Jan Kuciak che scrisse dei suoi affari poco puliti nel suo ultimo articolo rimasto incompiuto. La polizia slovacca, e soprattutto il suo ex presidente Tibor Gašpar, ha tuttavia rifiutato di avere informazioni sui legami tra Vadalà e la ‘ndrangheta, una questione smentita per ultimo dal servizio per la RAI di Mazzola, che ha filmato i documenti.

Sabato 8 giugno la RAI ha mandato in onda un nuovo servizio della Mazzola in cui si ricorda come la polizia slovacca abbia tenuto traccia delle attività della ‘ndrangheta nella Slovacchia orientale dal 2013, e l’addetta della polizia slovacca a Roma, Dáša Macková, riferì all’antimafia italiana (DIA) sulle attività di Antonino Vadalà, che presumibilmente contrabbandava la droga verso e attraverso la Slovacchia. In un documento, nel quale appaiono i nomi delle famiglie Vadalà e quelli di altri sodali delle famiglie Catroppa e Cinnante, si riferiva anche che la dogana slovacca aveva sede in un edificio di proprietà di una società di Vadalà nella città slovacca di Michalovce, suo luogo di residenza, e che i controlli doganali effettuati sulle merci importate dai Vadalà fossero di livello puramente superficiale. Un giro di imprese del settore agricolo e allevamento bestiame che i Vadalà tenevano inTuchia è sospettato essere stato usato nella realtà per il commercio di droga attraverso la rotta balcanica, con il supporto di un macedone residente a Lučenec che aveva ottimi agganci con l’agenzia statale di Bratislava che eroga le sovvenzioni agricole.

(Red)

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