Il cambiamento climatico potrebbe costare 1000 miliardi alle imprese

Molte compagnie dovranno presto fare i conti con gli effetti economici del cambiamento climatico e mettere in conto costi imprevisti per un bilione, ovvero mille miliardi di dollari, nei prossimi cinque anni. È quanto prevede un nuovo studio di Cdp, un’organizzazione no profit che aiuta le aziende a misurare, gestire e condividere pubblicamente il loro impatto sull’ambiente.

Cdp è arrivata a questa cifra analizzando 215 dei 6937 report presentati da altrettante aziende internazionali tra febbraio e giugnoo 2018 nell’ambito di un’operazione trasparenza.

Ogni anno la no profit chiede infatti a quanti più enti possibili di compilare un questionario molto dettagliato per stimare e mitigare l’ impronta ecologica di ognuno.

Il calcolo è stato possibile perché nel 2018, per la prima volta da quando registra i risultati del questionario, Cdp ha chiesto alle aziende, – incluse Alphabet, Nestlé e JPMorgan – di stimare anche i rischi e le possibilità legate agli effetti del cambiamento climatico.

Le cifre non sono da prendere per oro colato: come sottolinea lo stesso Bruno Sarda, presidente di Cdp nel Nord America, i dati di partenza, così come il risultato, si basano su stime; non si sa di preciso cosa succederà da qui ai prossimi anni e cosa ciò comporterà per le aziende. Sono però utili a dare un’indicazione dei costi e delle spese che varie compagnie potrebbero essere costrette ad affrontare.

Perdite economiche e spese impreviste

Come hanno rivelato diversi studi, il cambiamento climatico trasformerà profondamente la Terra nei prossimi anni: la temperatura si alzerà, i ghiacciai si scioglieranno, il livello del mare aumenterà di diversi centimetri – se non addirittura di due metri – e gli eventi catastrofici aumenteranno sempre più. Tutto ciò avrà un impatto economico non indifferente nel settore dell’industria: alcune aziende potrebbero essere costrette a spostare sede, a ricostruire edifici e sistemi che sono andati distrutti o ancora, o addirittura, a rivedere il proprio business plan.

Banco Santander, uno degli istituti di credito più grandi e importanti del Brasile, teme per esempio che chi ha chiesto e ottenuto un prestito negli ultimi anni potrebbe non essere in grado di restituirlo a causa delle difficoltà economiche legate ai periodi di siccità. Alphabet ha già messo in conto di dover spendere più soldi di quanto faccia ora per raffreddare i suoi data center che, a causa dell’aumento della temperatura, si surriscalderanno sempre più. La giapponese Hitachi Ltd, invece, è preoccupata per gli effetti delle piogge e delle inondazioni nel Sudest dell’Asia.

A queste voci di costo se ne potrebbero sommare altre ricollegabili alle politiche ambientali. A questo proposito, Bruno Sarda cita la tassa sul carbonio, già in vigore in alcuni stati. Un altro esempio potrebbe essere una restrizione sulle trivellazioni e sull’utilizzo di riserve gas e petrolio: una possibilità cui la francese Total si sta già preparando.

Le eccezioni alla regola

Cdp sottolinea nel report che, per alcune aziende, il cambiamento climatico non sarà affatto un problema. Si rivelerà anzi una risorsa. È il caso di Eli Lilly, un’azienda farmaceutica americana. La compagnia ha molti impianti produttivi a Porto Rico, un territorio soggetto a inondazioni e tempeste tropicali. Il cambiamento climatico potrebbe aggravare questi fenomeni e danneggiare le strutture. Le perdite economiche verrebbero però mitigate da un aumento della domanda di farmaci. Quando la temperatura aumenta, le malattie infettive si diffondono infatti con più facilità e le persone corrono in farmacia per curarsi.

Il cambiamento climatico potrebbe rivelarsi vantaggioso anche per Ing Group. La banca olandese stima infatti che la transizione verso politiche sostenibili richiederà investimenti per 30 bilioni di dollari e sempre più gruppi chiederanno prestiti, soprattutto nei prossimi cinque anni.

(Giulia Giacobini, Wired cc by nc nd)

Foto _Marion CC0

 

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