Disuguaglianza e povertà: cambiare le cose è difficile

È successo qualche anno fa.

C’è una mucca morta in mezzo alla strada. È estate e mi trovo a girovagare ancora una volta per luoghi pieni di bambini e di povertà. Mi è stato offerto un bambino da comprare. Sa mendicare in più lingue: tempo uno o due anni potrei comprarmi una Mercedes, mi assicura sua madre con uno sguardo d’intesa.

Il bambino ha la mente sveglia e gli occhi tristi. Non voglio sapere cos’ha visto nella vita.

Sono stato tutta la vita sospeso in mezzo a mondi diversi. Non sono stato mai abbastanza altro per trovare il mio posto. Anche se è evidente che li capisco, parlano tra di loro nella lingua della nonna e mi chiamano straniero.

Non ho la più pallida idea di cosa io sia. Potrei essere quasi qualsiasi cosa, ma mi sento parte di tutto. Ho visto troppi luoghi colpiti da disgrazie e non mi lascio andare facilmente. Ma il modo in cui mi guarda il bambino mi strazia il cuore.

C’è odore di letame, di cadavere, di sudore e di sporcizia. Mi chiedo che diavolo ci faccio qui. Potrei benissimo farmi gli affari miei, limitarmi a scrivere rapporti impeccabili e costruirmi una solida carriera di chiacchierone ben pagato.

Favole e spazzatura
Qualche settimana fa sono stato a Istanbul. Da qualche parte, ai margini della città, vicinissimo a uno splendido quartiere residenziale, c’erano alcune centinaia di persone che vivevano come nel medioevo. Una ragazza leggeva di nascosto un libro di favole. Favole per bambini di quattro o cinque anni più piccoli di lei. La gente intorno si occupava di raccogliere, selezionare e vendere spazzatura.

[…]

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Foto Adam Cohn cc by nc nd

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