UE, le tre riforme necessarie sulla politica migratoria

Dopo le elezioni europee di maggio si aprono nuovi scenari nel Parlamento europeo (e anche nella Commissione europea) che influenzeranno quello che sarà il futuro dell’Unione. In questo contesto è importante interrogarsi su quali saranno le decisioni che il nuovo Parlamento andrà a prendere e quali problematiche dovrà fronteggiare. E, di particolare rilevanza, è comprendere come la nuova Assemblea deciderà di muoversi sulla questione migratoria, un aspetto di crescente importanza per il futuro dell’Ue, cui i parlamentari uscenti non sono riusciti a dare una risposta sostanziale e dove abbiamo individuato tre riforme da attuare.

Questa prospettiva assume un ulteriore rilevanza se pensiamo agli sviluppi politici negli Stati europei, dove posizioni ostili al fenomeno migratorio si stanno diffondendo e rafforzando. Questo è testimoniato, ad esempio,  dalle misure atte al restringimento dei flussi e dall’adozione di provvedimenti restrittivi per il conferimento dello statuto di rifugiato (come ben dimostrato dal ‘decreto sicurezza’ adottato in Italia).

L’incapacità di trovare un accordo condiviso
La questione migratoria e le difficoltà dell’Unione europea a farvi fronte sono emerse chiaramente già a partire dal 2015, quando, davanti al costante aumento dei flussi diretti verso l’Europa, l’Unione si è divisa, non riuscendo a fornire una risposta comune. Da una parte c’erano Paesi come la Germania e l’Italia che spingevano verso una politica umanitaria (basti pensare alla creazione della missione marittima Mare Nostrum da parte del governo Letta già nel 2013 o all’apertura dei confini da parte della Germania per consentire l’ingresso ai migranti bloccati lungo la cosiddetta rotta balcanica nel 2015). Dall’altra c’erano Paesi come l’Ungheria, la cui risposta ai flussi è consistita nell’erezione di barriere lungo i propri confini.

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Foto pixabay

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