Giornata mondiale dell’ambiente, 7 milioni di morti l’anno per smog

Oggi 5 giugno è la Giornata mondiale dell’ambiente (World Environment Day, WED), festività proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione dell’istituzione del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. È stata celebrata per la prima volta nel 1974 con lo slogan Only One Earth (un sola Terra).

Nel mondo, oltre 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli di qualità dell’aria superiore ai limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) . Una situazione che porta conseguenze drammatiche in termini di “costo” di vite umane, visto che 7 milioni di persone muoiono per problematiche riconducibili a questa condizione. Tra le principali cause dell’inquinamento atmosferico dell’ambiente esterno (outdoor) sono stati individuati i trasporti, le attività agricole, il consumo energetico degli edifici, l’industria, la produzione di energia elettrica. In questo quadro, proprio la produzione agricola gioca un ruolo cruciale, visto che genera ben il 24% delle emissioni di gas serra globali (più dell’industria, 21%, e dei trasporti, 14%). Inquinamento atmosferico che, inoltre, incide anche sul sistema alimentare contribuendo all’insicurezza alimentare (impattando negativamente sulla disponibilità di materie prime ). È questa, in sintesi, la fotografia di un Pianeta che sta letteralmente bruciando, scattata dalla Fondazione Barilla in vista della Giornata Mondiale dell’Ambiente (5 giugno), che quest’anno sarà dedicata proprio al tema dell’inquinamento dell’aria.

La Commissione Economica Europea delle Nazioni Unite (UNECE) conferma una relazione biunivoca tra la produzione alimentare e l’inquinamento atmosferico: da una parte, infatti, contribuisce significativamente all’inquinamento, dall’altra ne subisce gli effetti. La produzione agricola, la trasformazione e la distribuzione, generano notevoli inquinanti atmosferici, soprattutto gas serra, NH3 e particolato. L’agricoltura si conferma il principale settore responsabile dell’inquinamento da ammoniaca e delle emissioni di altri composti azotati. L’inquinamento atmosferico – oltre a impattare negativamente sulla disponibilità di materie prime – produce danni anche a livello di approvvigionamento alimentare, nella trasformazione e nella distribuzione. Ma allo stesso tempo le emissioni dei cosiddetti “precursori dell’ozono” – come gli ossidi di azoto e i composti organici volatili – minano la sicurezza alimentale globale perché, penetrando la struttura della pianta, ne compromettono la sua capacità di sviluppo. Infatti, è stato stimato che queste emissioni causano perdite complessive nei raccolti di soia, frumento e mais nell’ordine rispettivamente del 6-16%, del 7-12% e del 3-5%5.

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Foto pixel2013 CC0

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