‘Il paesaggio italiano’, a Bratislava sessant’anni di storia fotografica italiana

Più di cento fotografie che compongono uno sguardo critico e affascinante sul paesaggio del Belpaese, protagonista assoluto di una mostra, aperta da domani al Museo Nazionale, che raccoglie immagini, alcune molto conosciute ma sempre estremamente godibili, dei maestri italiani della fotografia del Dopoguerra. Promossa da Regione Friuli Venezia Giulia, C.R.A.F. Spilimbergo e Fototeca 3M Milano, e curata da Walter Liva e Roberto Mutti, la rassegna ha un alto valore artistico, ma soprattutto rende onore alla bellezza del paesaggio italiano, uno dei beni che rende l’Italia unica nel mondo. Tanto da ispirare un sottotitolo come “Affacciati sulla bellezza”, un elemento che i turisti colgono al volo, tra manufatti dell’uomo antichi e moderni, luce, paesaggio naturale, presenza umana, cose che spesso gli italiani non vedono più perché ormai troppo abituati alla bellezza che li circonda e non sono più in grado di intercettarla.

Bruno Cattani, da Memorie, 2010

Nella storia dell’arte il paesaggio appare relativamente tardi, nel Rinascimento, quando Leon Battista Alberti descrive scientificamente la prospettiva nel suo De Pictura e di conseguenza si apre al mondo la rappresentazione della città, delle sue forme e delle sue geometrie. In fotografia invece il paesaggio compare con grande enfasi fin dalle origini del mezzo, e l’atto di fotografare i luoghi diventa parte dell’esperienza dell’ottocentesco Grand Tour e dei viaggi nei continenti extraeuropei.

Nino Migliori, Gente dell’Emilia, 1959

Il paesaggio italiano. Fotografie 1950-2010” spazia nell’arco della seconda metà del 900, ed evidenzia i diversi modi con i quali il paesaggio italiano è stato affrontato sulla base delle diverse “scuole di pensiero” alle quali sono appartenuti gli autori.

Troviamo Ferruccio Leiss, attratto da immagini notturne con le quali fornì aspetti di una Venezia irreale, e fu proprio questa città dove Leiss rappresentò un punto di riferimento per molti appassionati di fotografia. I fotografi vicini all’estetica Crociana (Giuseppe Cavalli, Alfredo Camisa, Giuseppe Moder), e gli aderenti al circolo fotografico La Gondola di Venezia (tra cui Gianni Berengo Gardin, Elio Ciol, Fulvio Roiter); i neorealisti (Nino Migliori all’inizio della sua carriera artistica) e i paesaggisti del Touring Club Italiano (Toni Nicolini e negli anni successivi Francesco Radino).
Per i grandi maestri come Mario Giacomelli il paesaggio era strettamente legato alla letteratura, mentre in Franco Fontana diventava una terra incantata che riassumeva le estetiche del paesaggio rinascimentale.

Mimmo Jodice, Atleti dalla Villa dei Papiri, 1986

Già alla fine degli anni ’60 Guido Guidi ha iniziato a presentare i suoi paesaggi marginali anticipando le problematiche attuali dei non luoghi e poi con Luigi Ghirri, sulla base della critica alla “visione cartolinesca”, venne avviato dagli anni ‘70 il nuovo viaggio in Italia che fece emergere di conseguenza un nuovo modo di intendere la fotografia, quindi la bellezza del Mediterraneo e la sua ricchezza culturale (Giuseppe Leone) fino alla dimensione urbana (Gabriele Basilico, Mario Cresci, Olivo Barbieri, Luca Campigotto, Virgilio Carnisio, Vittore Fossati, Marco Zanta).

Massimo Siracusa, Colosseo

Gli anni ’70 hanno visto apparire nel panorama italiano ed internazionale anche la figura di Paolo Gioli uno sperimentatore che assumerà un ruolo di grande rilievo nel contesto della fotografia italiana ed europea contemporanea. Mimmo Jodice ha spostato la sua attenzione verso le problematiche ambientali della sua città, Napoli e in particolare verso l’architettura, rileggendone la sua quasi metafisica immobilità per farla finire in un paesaggio interiore, atemporale.

Francesco Radino, Capri, 2003

Luca Maria Patella e Marcello Di Donato si misurano da parte loro con il paesaggio fantastico. Elementi di storia dell’arte e di memoria dei luoghi sono stati invece introdotti da Davide Camisasca, e Bruno Cattani.

Un’altra parte della mostra presenta la visione contemporanea del paesaggio attraverso l’obbiettivo di Moreno GentiliCristina Omenetto e Massimo Siragusa.

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Quando: dal 5 giugno al 15 settembre 2019
Chiusura prorogata al 2 novembre 2019
Orario: ore 10:00 – 18:00
Dove: Slovenské národné múzeum, Vajanského nábr. 2, Bratislava
Organizzato da : IIC Bratislava e IIC Praga
In collaborazione con : Slovenské národné múzeum, CRAF
Ingresso : A pagamento
La mostra è parte del festival Dolce Vitaj 2019

Foto sotto al titolo: Marcello Di Donato, Roma, 2005
Altre foto: CRAF, IIC Bratislava

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