Cresce la fronda nei socialdemocratici, chieste le dimissioni di Robert Fico

C’è una rivolta in corso dentro i socialdemocratici slovacchia. La calma apparente dei piani alti anche dopo il risultato disastroso delle elezioni per il Parlamento europeo hanno causato un innalzamento della tensione, soprattutto dal basso. Il 15,72% di Smer-SD (peraltro con appena il 22,74% di affluenza) significa una perdita netta di oltre otto punti percentuali rispetto a cinque anni fa (quando a votare era andato solo il 13% degli aventi diritto), e un risultato ben lontano non solo dal 44% delle politiche 2012 ma anche dal più modesto 28% del 2016. I dati impietosi mostrati dalle percentuali dei voti ricebvuti sono ancora più dolorosi del seggio perso (tre quelli conquistati all’Europarlamento, contro i quattro della scorsa legislatura), mentre altri partiti guadagnano. Le quattro poltrone di PS-Spolu sono in qualche modo la vera sopresa, mentre i due deputati di ĽSNS sono una conferma della crescita dell’estrema destra.

Una lettera sottoscritta da un certo numero di funzionari socialdemocratici della regione di Košice ha creato nei giorni scorsi un certo scompiglio dentro Smer-SD, che non è abituato a ricevere critiche aperte dal suo interno. Nella missiva si chiede la testa del leader Robert Fico e dell’ex ministro Robert Kaliňák, che è rimasto vice presidente del partito, e ci si augura che sarà l’attuale premier Peter Pellegrini il prossimo a sedere sulla poltrona di presidente socialdemocratico. Braci a lungo ignorate dalla leadership di Smer, che molti adesso si affrettano a sminuire ma che evidentemente non sono espressione di una minoranza, almeno nelle amministrazioni locali, dopo che nelle ultime due tornate elettorali – le regionali del 2017 e le comunali del 2018 – i socialdemocratici hanno preso molte sberle e perso diverse posizioni chiave. I ribelli, tra i quali l’europarlamentare Monika Smolková che non è riuscita a farsi rieleggere, vogliono anche che venga indetto al più presto un congresso straordinario per rinnovare il partito.

Dal canto suo Peter Pellegrini, un simbolo del rinnovamento la cui posizione dentro Smer-SD sembrava ultimamente piuttosto debole (nonostante la sua maggiore popolarità), si è detto lieto che finalmente si stia aprendo una discussione su quello che non va deltro al partito. Sarebbe stato preferibile, secondo Pellegrini, mantenere la discussione nelle segrete stanze del partito, ma tant’è, ormai va bene anche così. Da come stanno reagendo i colleghi dell’Est direi che «la discussione all’interno del partito non è ancora iniziata», per cui hanno deciso di esercitare una pressione pubblica. Pellegrini si riferisce appunto agli appuntamenti elettorali amministrativi finiti male per Smer negli ultimi due anni, cui quest’anno si è aggiunta la batosta alle presidenziali, con il candidato socialdemocratico battuto al ballottaggio, e questo scarso risultato alle europee. Ma fino ad ora la discussione era sempre stata rimandata dall’attuale presidenza. La palla ora passa al leader del partito Fico, ha dichiarato Pellegrini, ma «se vogliamo vincere le prossime elezioni politiche sono necessari dei cambiamenti». Il premier, che è uno dei vicepresidenti di Smer, ha poi annunciato in un video che inizierà ad occuparsi maggiormente della politica a livello di partito. «Sappiamo che ci sono molte persone che ci sostengono e sentono che difendiamo i loro interessi. Se abbiamo il 20% di elettorato dopo molti anni di governo, ha notato il primo ministro, «non è perché andiamo a sorridere in televisione, ma perché portiamo avanti misure specifiche per migliorare la vita delle persone in Slovacchia», ha detto. Pellegrini ha inoltre ammesso, parlando con i giornalisti dopo una riunione di governo, che se il partito non andrà nella direzione che lui auspica, potrebbe uscirne, ma non andrà in nessun altro partito.

La disfatta alle elezioni presidenziali di marzo aveva provocato malumori dentro i socialdemocratici, ma la presidenza del partito aveva minimizzato il problema, anzi dichiarando che in realtà Smer si era rafforzato, ricevendo il sostegno di 750.000 voti da ogni angolo della Slovacchia per Maroš Šefčovič. Da ricordare che Šefčovič si era candidato (inutilmente e su pressionde di Robert Fico) come “indipendente” proprio per non essere danneggiato dalla scarsa popolarità di Smer. I discorsi ottimistici della direzione del partito non erano piaciuti a diversi esponenti di rilievo, ma l’unico a dirlo chiaro e tondo era stato il ministro uscente delle Finanze, Peter Kažimír – probabilmente proprio perché in uscita dalla politica attiva, in attesa di diventare tra pochi giorni il nuovo governatore della Banca centrale. Qualche giorno dopo il partito aveva aperto una timida discussione sul futuro, che fino ad oggi non aveva tuttavia ancora lasciato trapelare dissidi interni di rilievo.

Dopo l’uscita pubblica questa settimana della lettera dei dissidenti, i capi di Smer a livello regionale si sono affrettati a garantire che il partito è unito. Con una dichiarazione congiunta, sette di loro (l’ottavo era in quel momento alla riunione del consiglio dei ministri) hanno dichiarato che «Come presidenti delle organizzazioni di partito regionali abbiamo sempre promosso una discussione aperta all’interno del partito piuttosto che inviare messaggi tramite i media. Prima di tutto pensiamo che nessuna dichiarazione politica debba mai essere motivata dalle ambizioni insoddisfatte dei membri del partito», si legge nel documento, che contesta gli articoli di alcuni giornali su una “rivolta” all’intero di Smer, definendoli “disinformazione”. Da 20 anni otteniamo dei risultati, grazie ai quali siamo riusciti tre volte a formare un governo, affermano i presidenti di Smer regionali, garantendo che sarà soddisfatto all’interno del partito il desiderio di discutere i risultati delle elezioni del Parlamento europeo. «Ogni membro può esprimere la sua opinione in modo democratico».

Mercoledì ha parlato anche il presidente della regione di Trenčín, Jaroslav Baška, l’unico dei governatori di Smer-SD ad ottenere la rielezione nel 2017 insieme al collega di Nitra, Milan Belica. Baška ha respinto con veemenza qualsiasi idea di insurrezione tra i ranghi del partito. Smer-SD non ha mai vietato ai suoi membri di fare commenti sull’attuale situazione politica in Slovacchia, e lui stesso ha sempre promosso discussioni aperte all’interno del partito. Il ministro dell’Economia Peter Žiga ha ammesso che la situazione è “inusuale” ma dovrebbe essere discussa internamente. Lui si è detto d’accordo con Pellegrini sul fatto che il partito deve chiarirsi sui valori da promuovere, i valori della socialdemocrazia, se vuole ancora contare qualcosa nel futuro del paese. Ci sono anche rappresentanti di partito che vanno in una direzione diversa, ha detto Žiga, che si aspetta che il leader Robert Fico possa dare chiarimenti non appena ritornerà in Slovacchia. Fico sarebbe all’estero, ma non è chiaro né dove né quando ritorni in patria.

Secondo il quotidiano Pravda, Robert Fico sarebbe in Israele per gestire i suoi problemi cardiologici. Già operato d’urgenza nel 2016, l’ex premier è nelle mani dei migliori cardiologi israeliani, secondo fonti che il giornale definisce di alto livello, in Slovacchia e in Israele. Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe informato della cosa.

(La Redazione)

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