Elezioni europee, come cambia l’Europarlamento dopo il voto

Dai risultati delle elezioni europee emerge una situazione che non si vedeva più dal 1979: i popolari e i socialisti, pur mantenendosi i gruppi politici più votati, hanno perso la maggioranza nel Parlamento europeo. I liberali dell’Alde e i Verdi potrebbero quindi diventare un importante ago della bilancia nel stabilire le alleanze future che disegneranno il nuovo volto del Parlamento di Strasburgo. Rimangono invece arginati i sovranisti.

I risultati delle elezioni europee cambieranno il volto del Parlamento di Strasburgo, in cui per la prima volta dal 1979 i popolari (PPE) e i socialisti (S&D) hanno perso la maggioranza. Infatti, secondo i voti ottenuti, i popolari andranno ad occupare 179 seggi mentre i socialisti ne conquisteranno 150. Insieme, i due gruppi arriverebbero quindi a quota 329 scanni, mentre la maggioranza, su 751 seggi totali, è fissata a 376. Questa volta, per raggiungerla, le due famiglie politiche tradizionali dovrebbero allearsi con l’ALDE, il gruppo dei liberali guidati da Guy Verhofstadt che ha dimostrato un aumento importante di voti, per cui ha guadagnato 107 seggi. Associandosi, i popolari, i socialisti e i liberali potrebbero avere la maggioranza nell’Europarlamento con 436 scanni. Se si aggiungessero anche i Verdi, con i loro 70 seggi, si salirebbe addirittura a 506. Le coalizioni devono ancora essere definite, ma è fin da ora è chiaro che spetterà ai liberali e agli ambientalisti costituire l’ago della bilancia. Sebbene i popolari e i socialisti si siano confermati rispettivamente come primo e secondo partito in seno all’Unione, il calo importante di voti rappresenta un chiaro messaggio da parte degli elettori.

I conservatori dell’Ecr, di cui fa parte anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ottengono 58 seggi, in calo rispetto ai risultati del 2014. I sovranisti dell’Enf, il gruppo politico in cui si inserisce la Lega, aumenta i propri consensi rispetto alle ultime votazioni, ma comunque non sfonda, fermandosi a 58 scanni. Se questi gruppi sono aumentati in Italia, dove il Carroccio si è affermato il primo partito con oltre il 34%, in Francia, dove Marine Le Pen ha superato il presidente Emmanuel Macron, e nel Regno Unito, in cui si è affermato con un importante distacco Nigel Farage, restano comunque in minoranza nell’Europarlamento. Risulta quindi difficilmente attuabile l’alleanza fra il centrodestra dei popolari e i gruppi della destra sovranista.

Lo Spitezenkandidat del PPE, Manfred Weber, rivendicando il vertice della Commissione europea, ha anche già precisato che non lavorerà con “coloro che vogliono distruggere l’Europa”, affermando come il suo gruppo politico si impegnerà invece per difenderla “contro i nazionalismi”. L’Efdd, il gruppo basato su una linea euroscettica a cui si riconduce il Movimento Cinque Stelle, aumenta leggermente i propri seggi a 54, ma non registra il boom. I gruppi della sinistra, Gue/Ngl, invece osservano un calo, conquistando solo 38 seggi. Ci sono poi 7 scanni in cui siederanno dei non iscritti e altri 28 destinati a membri non affiliati ad alcun gruppo.

(Annalisa Girardi, Fanpage cc by nc nd)

Foto EU Parliament cc by nc

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