Un’Europa più Verde resiste all’avanzata della neodestra

L’assalto della neodestra all’Europa non è riuscito, quello all’Italia sì. Nonostante il crollo e il vistoso calo in diversi Paesi dei Partiti democristiani e socialdemocratici, le forze europeiste resistono e si rinnovano grazie alla brillante tenuta/avanzata dei liberaldemocratici e al boom dei Verdi, che però è confinato nei Paesi della ricca Europa del centro-nord e nella Gran Bretagna della Brexit, e che sfiora il Mediterraneo solo con il risultato francese. Ma per Gran Bretagna e Francia il voto europeo è totalmente anomalo (proporzionale) rispetto al maggioritario a collegi e rispecchia – pur accentuando alcune punte e nel Regno Unito la crisi verticale del Partito conservatore e il successo digli europeisti puri e duri come i liberaldemocratici e i Greens – gli effimeri risultati delle europee di 5 anni fa, che nelle elezioni politiche nazionali si trasformarono in tutt’altra cosa con il “voto utile”.

Per l’Europa meridionale e orientale il discorso è un altro: se nella penisola iberica vincono i socialisti portoghesi e spagnoli e resistono i partiti della sinistra radicale alleati con i Verdi, mentre i popolari perdono ancora a favore dei neofascisti, in Grecia l’esperienza di Syriza si ferma al 23% e rinascono il centrodestra dei Nea Democratia (33,3%) e i socialisti ex Pasok  (oggi Kinal); la buona notizia è la sconfitta dei neonazisti di Alba Dorata, fermi al 4,9 e superati dai comunisti del Kke. Ad Alexis Tsipras non è restato altro che annunciare elezioni anticipate che con tutta probabilità riconsegneranno la Grecia al partito che ha la maggiore responsabilità nella crisi finanziaria e morale che ha travolto Atene, e che Syriza ha risolto con politiche antipopolari dettate da Bruxelles (o meglio da Berlino) e dal Fondo monetario internazionale.

Ad est – ad esclusione della Slovacchia – la musica che suona è quella del passo dell’oca e del nazionalismo iperconservatore e autoritario, che ha sostituito definitivamente in meno di 30 anni il socialismo reale di epoca sovietica: trionfano o reggono ovunque i partiti sovranisti, contrastati da coalizione eterogenee o da partiti socialdemocratici indeboliti e spesso minati da una storia di corruzione. L’ondata verde si arresta e sbatte contro la ex cortina di ferro dove praticamente la sinistra – se si esclude qualche incoraggiante risultato come in Polonia – non ha cittadinanza e l’ambientalismo sembra fantascienza minoritaria.

Al di qua di quella cortina i Verdi/Grünen diventano invece il secondo partito in Germania superando il 20% e la Spd, e ottengono un grosso risultato in Austria, dove le forze della neodestra – Afd e Fpő – si fermano o hanno un forte calo.

In questo contesto l’Italia della trionfante Lega di Salvini sembra un Paese dell’est Europa, e non a caso i discorsi della vittoria dell’ungherese Orban, di Kaczyński del Pis polacco e del capo della Lega hanno inquietanti assonanze venate pesantemente di integralismo cattolico/identitario.  La Lega (ex Nord) stravince al nord, dove strappa il Piemonte a un attonito Chiamparino che era convinto di vincere seguendo la Lega sul suo campo e imbarcando in lista qualche “madamin” pro-Tav. La Lega tracima nelle Regioni ex rosse, dove solo in Toscana il Pd resta il primo partito per un pelo, è secondo Partito nel sud dei “terroni colerosi” dei bei tempi alcolici del passato e dei sacrifici pagani al Dio Po. Un sud che ha disertato le urne e che conferma il Movimento 5 Stelle come primo partito, grato e allo stesso tempo deluso da un reddito di cittadinanza che non si è rivelato la panacea di tutti i mali che Di Maio – il vero sconfitto di ieri – voleva far credere.

(Umberto Mazzantini, Greenreport.it)

Foto frenchy cc by

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