Omicidio di Henry Acorda, la Procura generale chiede sentenza più severa

L’ufficio del Procuratore generale ha ordinato a un procuratore regionale di Bratislava di presentare ricorso per la sentenza di omicidio preterintenzionale del cittadino filippino Henry Acorda. Lo slovacco Juraj Hossu, accusato di aver ucciso il filippino, è stato condannato il 14 maggio da un senato di un tribunale regionale di Bratislava a sei anni in un carcere di minima sicurezza senza libertà condizionale. L’esame del caso da parte dell’ufficio del Procuratore generale ha quindi portato a ripensare alla sentenza, ritenuta troppo lieve per un fatto grave che ha scosso l’opinione pubblica e l’intera comunità di stranieri nella capitale. Tra le attenuanti riconosciute all’imputato per ottenere il minimo della pena ci sono la piena confessione, le scuse per il gesto e il fatto che al momento del fatto non fosse pienamente in sé, ma in uno stato di “ridotta sanità mentale”. Secondo un rapporto psichiatrico, l’imputato, che era in cura per disturbi psicologici, aveva assunto una combinazione di alcol e droghe.

Il Procuratore generale era già intervenuto una prima volta nel caso quando fece riarrestare Hossu, che un giudice di sorveglianza aveva rilasciato non ritenendolo pericoloso. Il 36enne Henry John Serafica Acorda è stato brutalmente picchiato il 26 maggio 2018 con un calcio alla testa da Hossu per avere difeso una ragazza importunata con insistenza dallo slovacco ubriaco. Cinque giorni dopo, il 31 maggio, è poi morto per le conseguenze dell’aggressione.

Ieri 23 maggio un centinaio di persone si è riunito su Piazza SNP a Bratislava per commemorare la morte del filippino, che da anni viveva nella capitale dove era impiegato in una multinazionale. I manifestanti hanno sottolineato l’inadeguatezza della sentenza per il suo assassino e hanno letto una lettera della madre della vittima: «Voglio ringraziare le persone che ci hanno aiutato», scrive ha donna che lo scorso anno si era recata a Bratislava per vegliare il figlio in ospedale. «La mia famiglia e io siamo molto delusi dalla sentenza del tribunale». «Sono sufficienti sei anni per la vita di mio figlio?», si chiede la donna retoricamente. Gli organizzatori dell’incontro hanno sottolineato che la morte di Acorda è una delle conseguenze della sempre più crescente aggressività e violenza contro le donne, le minoranze e gli stranieri nella nostra società. L’eredità di Henry Avorda «deve essere intesa come una sfida: difenderci, non essere indifferenti e cambiare la società», hanno detto gli organizzatori del raduno. Il gruppo ha poi deposto fiori e accesso candele in via Obchodná, nel punto in cui Acorda è stato aggredito.

La pena per Hossu è stata giudicata troppo leggera da una moltitudine di persone, e sui social (anche di Buongiorno Slovacchia) è stata molto criticata, soprattutto per un paese dalle punizioni spesso severe come la Slovacchia. Sono stati richiamati diversi casi recenti di reati molto più lievi puniti in maniera molto più dura. Ad esempio, gli otto anni di carcere per un giovane giocatore di hockey su ghiaccio sotto l’effetto di sostanze che ha preso a calci un agente di polizia. O i dieci anni senza condizionale per un 24enne recidivo di Košice per detenzione di marijuana. Dall’altro lato si è da più parti evidenziato che i giudici devono applicare la legge (che per quel reato prevede pene da 7 a 10 anni) e prendere decisioni giuste, e non invece dare sentenze esemplari e draconiane per soddisfare la sete di vendetta della gente.

(La Redazione)

Foto Facebook Tomáš Dulovič

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