UE: approvata definitivamente la direttiva contro la plastica monouso

Per il commissario Ue Karmenu Vella «affronterà il 70% dei rifiuti marini, evitando danni ambientali che costerebbero altrimenti 22 miliardi di euro al 2030». Di Luca Aterini.

Dopo l’ok arrivato dall’Europarlamento nel marzo scorso anche il Consiglio europeo ha dato ieri il suo ok alla nuova direttiva Ue che introduce restrizioni sui prodotti in plastica monouso: si va da riduzioni al consumo – come nel caso di tazze per bevande e contenitori per alimenti – al divieto di immissione sul mercato per prodotti come bastoncini cotonate, posate, piatti, cannucce, agitatori per bevande e bastoncini per palloncini. Il testo della direttiva (disponibile in allegato, ndr), dopo il via libera formale da parte del Consiglio Ue, ha concluso la sua fase legislativa: ora dovrà essere adottato nella normativa dei singoli Stati membri, a cui è demandata la concreta declinazione della direttiva.

Non si tratta di un passaggio da poco: è in questo contesto, ad esempio, che verrà definito il ruolo delle bioplastiche nell’ambito di applicazione della direttiva. Il testo prevede infatti restrizioni esplicite per prodotti monouso in plastica tradizionale e oxo-degradabile, mentre per quanto riguarda le plastiche biodegradabili si limita a offrire un’indicazione (negativa); per maggiori chiarimenti in proposito la redazione di greenreport ha posto la questione direttamente al Consiglio Ue, dal quale ricordano che (come recita l’art. 2) la presente direttiva “si applica ai prodotti di plastica monouso elencati nell’allegato, ai prodotti di plastica oxo-degradabile e agli attrezzi da pesca contenenti plastica”, e che la definizione di “plastica” data all’art. 3 è quella di “materiale costituito da un polimero quale definito all’articolo 3, punto 5), del regolamento (CE) n. 1907/2006, cui possono essere stati aggiunti additivi o altre sostanze, e che può funzionare come componente strutturale principale dei prodotti finiti, a eccezione dei polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente”. In aggiunta, al punto (11) si specifica che ”la definizione adattata di plastica dovrebbe pertanto coprire gli articoli in gomma a base polimerica e la plastica a base organica e biodegradabile, a prescindere dal fatto che siano derivati da biomassa o destinati a biodegradarsi nel tempo”.

«Riassumendo – spiegano dal Consiglio Ue – la plastica oxo-degradabile (come anche quella tradizionale, naturalmente, ndr) è specificamente inclusa nell’ambito della direttiva. Le plastiche biodegradabili così come definite nell’art. 3.16 non sono specificamente ricomprese nel suo campo d’applicazione, ma il punto (11) chiarisce che la definizione di plastica dovrebbe riguardare anche le plastiche biodegradabili». È in quel dovrebbe che, ad esempio, si misura il grado di libertà nella concreta adozione della direttiva all’interno della normativa dello Stato membro. […]

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Foto Alexas CC0

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