Corte costituzionale: Kiska rifiuta le nomine, vuole altri candidati

Nell’ennesimo voto in plenaria, il Parlamento ha eletto ieri con voto segreto altri tre candidati a giudice della Corte costituzionale. E un altro è stato eletto oggi. Malgrado dunque l’esistenza di un accordo nella coalizione, non sembra affatto facile riuscire a riempire le poltrone rimaste vuote alla Corte costituzionale lo scorso febbraio. Tra i nomi indicati dai parlamentari il presidente Andrej Kiska dovrebbe scegliere quelli da nominare. Ma il capo dello Stato chiede ai deputati di votare altri sei candidati rimanenti, portando a dieci il totale eletto in questa sessione parlamentare – la terza in cui ci si occupa della questione, ognuna con due votazioni. «Ammetto sinceramente di non capire più cosa sta succedendo in Parlamento […], ma vorrei sottolineare ancora una volta che è responsabilità fondamentale del Parlamento eleggere i rimanenti sette candidati», ha affermato Kiska.

Oggi sono in funzione sette giudici costituzionali, contro i 13 necessari. Ne mancano dunque ancora sei. Alcuni membri della coalizione hanno contestato il fatto che il presidente Kiska non abbia nominato la metà dei candidati votati in aula la volta scorsa, come è di prassi. Su otto nomi proposti dai legislatori, Kiska ha fatto soltanto tre nomine. Tra questi, tuttavia, ha nominato anche presidente e vice della Corte costituzionale, rendendo l’organismo funzionale a risolvere diatribe di peso o a svogere attività di rilievo, come la nomina del presidente eletto Zuzana Čaputová, che si insedierà il 15 giugno.

Che la questione stia alzando le tensioni nella maggioranza di governo sembra essere chiaro anche vista la reazione oggi di Bela Bugar, leader del partito junior di coalizione Most-Hid, che ai giornalisti ha detto con tono secco che Kiska dovrebbe fare il suo lavoro, ovvero nominare i giudici. Seccato anche il commento del partito Smer-SD, demandato al suo portavoce: il presidente evidentemente «preferisce la propria ambizione politica agli interessi di questo paese», riferendosi al piano di Kiska di fondare un proprio partito una volta lasciato il palazzo presidenziale. Prima dei due voti anche il partito di opposizione Libertà e Solidarietà (SaS) aveva dato la sua disponibilità a cercare punti in comune con il tripartito di maggioranza per l’elezione di candidati giudici, e aveva poi, dopo incontri con i rappresentanti di Smer, SNS e Most, pubblicato una lista di dieci nomi che i suoi deputati avrebbero potuto sostenere.

(Red)

 

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