Cresce il consumo globale di carne. E il Re è il pollo

Zhou Xueyu e suo marito si trasferirono nei pressi di Pechino 28 anni fa. Lì aprirono un banco di carne fresca di maiale. Nei giorni migliori riuscivano a venderne anche più di 100 kg. Con il boom economico appena iniziato, la carne era ancora un lusso per la maggior parte dei cinesi. Ora ne vendono circa due tonnellate al giorno.

Tra il 1961 e il 2013 il consumo medio di carne in Cina è passato da 4 kg l’anno a 62 kg. Mentre la metà dei suini allevati a livello globale sono mangiati nella seconda economia al mondo, nei cosiddetti paesi avanzati crescono i vegani e la tendenza nel consumo di carne è opposta. Ma a livello globale è ancora in forte crescita: nel periodo 2007-2017 il consumo è aumentato in media dell’1,9% e quello di latte fresco del 2,1%, circa il doppio della crescita demografica. Quasi quattro quinti di tutti i terreni agricoli sono dedicati all’alimentazione del bestiame. Abbiamo allevato così tanti animali per motivi alimentari che la biomassa dei mammiferi sulla Terra si è quadruplicata dall’età della pietra. E la corsa non accenna ad arrestarsi. La FAO stima che il numero globale di bestiame ruminante (cioè bovini, bufali, ovini e caprini) salirà da 4,1 a 5,8 miliardi tra il 2015 e il 2050. La popolazione di polli dovrebbe crescere più rapidamente. Tutto ciò pone un problema ambientale, mentre nel frattempo la geografia del consumo di carne sta mutando.

Negli ultimi decenni nessun animale è cresciuto più velocemente del maiale cinese. La produzione annuale di carne suina in quel paese è aumentata più di 30 volte dai primi anni ’60, fino a 55 milioni di tonnellate. E, così, carne e latticini hanno avvicinato i cinesi agli occidentali. A forza di mangiare proteine ​​e grassi, i cinesi sono cresciuti in altezza (e larghezza): nel 2010 i dodicenni erano mediamente nove centimetri più alti rispetto al 1985. In seguito, quello che sembrava un incremento inarrestabile – secondo l’Ocse – dal 2014 ha invece rallentato la sua crescita e nel prossimo decennio si prevede un incremento di poco inferiore all’1% l’anno. Il perché è presto spiegato. Ciò che zavorra la crescita cinese nel consumo di carne è la demografia: il paese sta già invecchiando.

Tuttavia, lo scorso anno la Cina ha superato il Brasile come mercato numero due al mondo per carne bovina dopo gli Usa, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. Il passaggio dal maiale alla carne bovina nel paese più popoloso del mondo è una cattiva notizia per l’ambiente. Infatti quella suina è tra le carni più “green”. I bovini sono in genere meno efficienti. E dato che le mucche sono ruminanti producono metano, un potente gas serra. Uno studio del 2014 ha stimato che, a parità di contenuto calorico, la produzione di carne bovina richiede tre volte più mangime animale rispetto ai maiali e produce quasi cinque volte gas serra. E occore molto più acqua.

Fortunatamente, anche se i cinesi sviluppano il gusto per la carne, gli americani lo stanno perdendo. Il consumo pro capite ha raggiunto il picco nel 1976; intorno al 1990 il manzo veniva superato dal pollo come carne preferita negli Stati Uniti. Gli accademici della Kansas State University hanno collegato questo alla crescita del lavoro retribuito delle donne. Tra il 1982 e il 2007 un aumento dell’1% del tasso di occupazione femminile è stato associato a un calo dello 0,6% della domanda di carni bovine e ad un analogo aumento della domanda di pollo. Forse le donne lavoratrici pensano che il manzo sia più difficile da cucinare. E, quindi, il pollo rimane il Re. […continua]

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Foto RitaE CC0, micahernandez CC0, tomwieden CC0

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