Inni nazionali stranieri, prima vietati e poi permessi

Una legge voluta dal Partito nazionale slovacco (SNS) nei mesi scorsi ha creato un certo trambusto sia all’interno della coalizione di governo che al di fuori di essa. L’idea di base di SNS era porre rimedio a un testo non chiaro riguardo l’utilizzo sulle maglie delle squadre sportive nazionali dello stemma nazionale della Slovacchia. In questo caso, a far scattare la questione sono state le nuove maglie dei campionati mondiali di hockey su ghiaccio in corso in questi giorni, che invece del simbolo di Stato sfoggiavano uno stemma ricostruito con bastoni da hockey, ricordando il simbolo dello Stato senza però esserlo.

La proposta di emendamento, redatta dal deputato di SNS Dušan Tittel, ex calciatore e tre volte vincitore del titolo di calciatore dell’anno nei tardi anni ’90, oltre che da altri deputati, ha però toccato anche un altro punto della legge, quella che disciplina il canto degli inni nazionali, con l’intenzione di limitare l’eccessivo uso dell’inno ungherese da parte dei tifosi della squadra di calcio DAC Dunajská Streda, in cui la maggioranza dei giocatori è di etnia magiara. Una formulazione poco felice del nuovo testo, sottoscritta da diversi parlamentari di opposizione e sfuggita a quasi tutti, rendeva però fuori legge l’esecuzione dell’inno nazionale di un altro stato, provocando l’irritazione del partito di governo Most-Hid, che si è lasciato sfuggire la quetione di mano ed è arrivato a minacciare di lasciare la coalizione. Nel frattempo la questione suscitava un dibattito un Ungheria, e le ire del partito ungherese di estrema destra Jobbik, alleato del Fidesz di Viktor Orban.

L’estensione del testo, che includeva anche multe di 7.000 euro ai trasgressori, avrebbe impedito alla minoranza ungherese in Slovacchia, conteggiata in oltre il 10% e residente in gran parte nel sud del paese, tra Dunajská Streda e Komárno, di cantare il proprio inno nazionale quando festeggia le feste nazionali o esegue riti religiosi. Il Parlamento ha approvato l’emendamento alla fine di marzo, e il presidente Andrej Kiska aveva annunciato il suo veto, anche se facilmente aggirabile da una maggioranza unita. Dal partito Most-Hid si sono scusati in molti per la svista, dato che l’emendamento è passato anche con i loro voti.

Béla Bugár, capo di Most-Hid, ha avuto assicurazioni dai partner di coalizione di mettere mano alla cosa nella successiva sessione parlamentare, prima che la legge entrasse in vigore il 15 maggio. Come previsto, Kiska non ha firmato il disegno di legge, che è ritornato in Parlamento. Il leader di SNS Andrej Danko ha sottolineato più volte che non dovrebbe essere riprodotto o cantato un inno straniero nelle festività nazionali slovacche se non è presente alcuna delegazione nazionale dello Stato in questione. Quando l’aula ha di nuovo votato sul disegno di legge sul quale Kiska ha posto il veto, potevano soltanto approvarlo o rigettarlo, non c’era modo di modificarlo. Pertanto, con 86 voti a favore l’atto è stato approvato, annullando così il veto presidenziale.

L’aula ha poi deciso di modificare l’atto con una procedura urgente, e ha approvato la nuova formulazione all’ultimo minuto mercoledì 15 maggio. Ora sia i singoli individui che enti e organizzazioni possono suonare e cantare inni stranieri senza incorrere in sanzioni, anche non in presenza di delegazioni ufficiali di paesi stranieri. Rimane in essere la sanzione di 7.000 euro, ma solo per la ragione originale dell’emendamento, ovvero l’uso scorretto dello stemma nazionale. Alla fine, dopo due mesi di apprensione, il partito Most-Hid ha ringraziato i partner della coalizione, che, nonostante le diversità di opinioni su molte cose, hanno collaborato per sistemare la situazione.

(Red)

Illustr. DavidRock CC0

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