Evento commemorativo a Campoformido (UD) per Štefánik nei cento anni dalla morte

Il 9 maggio si è tenuto un evento commemorativo a Campoformido, località vicino ad Udine dal cui campo volo Milan Rastislav Štefánik decollò per il suo ultimo volo il 4 maggio 1919. In occasione del Centenario della sua tragica morte, che pochi giorni fa è stato celebrato in gran pompa in Slovacchia, l’Ambasciata della Repubblica Slovacca e l’Istituto Slovacco hanno organizzato insieme al Comune di Campoformido una rievocazione della figura di  Štefánik come diplomatico e cofondatore della Cecoslovacchia dalle ceneri dell’Impero Austroungarico, e del suo legame con l’Italia. Legame che lo ha accompagnato fino alla tomba, dove con lui giacciono le salme degli italiani che erano con lui nell’ultimo viaggio. Nel Caproni Ca.33 del regio esercito italiano che si schiantò a un passo dall’aeroporto di Vajnory, Bratislava, in un incidente aereo dai contorni ancora non del tutto chiariti. L’equipaggio dell’aereo era composto dal tenente pilota Giotto Mancinelli-Scotti, dal sergente Umberto Merlini e dal soldato motorista Gabriele Aggiusti. Le salme di Merlin e Aggiusti riposano con Štefánik nel grande memoriale di Bradlo, monumento nazionale, mentre le spoglie di Mancinelli Scotti vennero riportate in Italia dalla famiglia.

L’evento è stato aperto con la deposizione di una corona alla targa commemorativa a Štefánik apposta nel 2007 sull’edificio che ospita il municipio di Campoformido. Presenti l’ambasciatore slovacco in Italia Ján Šoth, il direttore dell’Istituto slovacco di Roma Ľubica Mikušová, il sindaco Monica Bertolini, il prefetto di Udine Angelo Ciuni, l’onorevole Strizzolo, segretario del gruppo parlamentare di amicizia tra Slovacchia e Italia e diversi rappresentanti di associazioni civili e militari, storici.

Nel suo breve discorso l’ambasciatore Šoth ha definito Štefánik «la personalità più significativa della storia slovacca», «molto importante per noi, per la nostra storia, e anche per la nostra identità». Nella storia di ogni nazione, ha affermato il diplomatico, vi sono stati personaggi «che hanno influenzato in modo essenziale l’andamento della storia», contribuendo a «plasmare il nostro presente. Per la Slovacchia democratica uno di questi personaggi è Milan Rastislav Štefánik. Mi permetto di dire che la sua personalità poliedrica è entrata a far parte della nostra identità nazionale e politica».

Nonostante la giovane età – morirà infatti a soli 39 anni – Štefánik rimane per sempre «anche un forte filo storico che unisce l’Italia e la Slovacchia. Štefánik amava Italia. Ebbe un ruolo fondamentale nella formazione delle Legioni cecoslovacche in Italia. Quelle legioni cecoslovacche che nell’uniforme dei alpini combattevano a fianco degli italiani non lontano da qui». Egli nel 1918 fu, insieme a Tomáš Garigue Masaryk e a Eduard Beneš cofondatore della Cecoslovacchia, un uomo dalle capacità straordinarie, diplomatico, politico, aviatore, filosofo, generale dell‘esercito francese, ministro e umanista. La sua volontá ha prevalso sulle sue debolezze. Il motto personale che lo caratterizzava era: “Mi sveglierò perché voglio svegliarmi”.

L’evento è proseguito con un concerto del violinista slovacco Ivan Palovic e un rinfresco. Una mostra in dieci pannelli dal titolo „Štefánik, un uomo leggenda“ ha dato l’occasione ai presenti di riscoprire la personalità di quello che è spesso ricordato come il padre della Slovacchia. Numerosa è stata la presenza all’evento di alpini, che hanno fornito il servizio di picchetto cerimoniale rendendo l’incontro altamente simbolico.

Il giorno successivo, 10 maggio, le autorità slovacche hanno fatto tappa a Padova, dove hanno reso omaggio insieme a un rappresentante del sindaco alla lapide commemorativa che ricorda il luogo – l’ex Hotel Savoia – ove Štefánik dormì nel 1917-1919 e dove trascorse la sua ultima notte nel maggio 1919 prima della partenza fatale per Bratislava.

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(PS)

Foto Pierluigi Micelli/Comune Campoformido

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