Il Victory Day in Slovacchia. Monito contro l’estremismo ancora presente

In occasione della Giornata della vittoria dell’8 maggio, data in cui si celebra in Slovacchia e diversi altri paesi la vittoria sulla Germania nazista nel 1945, si sono svolte le consuete cerimonie in giro per il paese. Dopo un omaggio al memoriale dello Slavin a Bratislava, luogo di grande simbologia che raccoglie le salme di 6.845 soldati sovietici dell’Armata Rossa caduti per liberare il territorio slovacco nell’avanzata verso Berlino nei primi mesi del 1945, i maggiori rappresentanti dello Stato si sono recati per celebrare il 74° anniversario del Victory Day, in lingua slovacca Deň víťazstva nad fašizmom, al cimitero dei caduti dell’Armata Rossa a Zvolen. Qui, con il il presidente Andrej Kiska e numerosi membri del governo di Peter Pellegrini, hanno partecipato anche diversi rappresentanti del corpo diplomatico.

Il presidente Kiska ha aperto il suo intervento a Zvolen dicendo che siamo qui per «commemorare la fine della seconda guerra mondiale, un disastro che non ha paralleli nella storia umana. Migliaia di città e villaggi furono trasformati in cenere, civili e prigionieri sono morti nei campi di concentramento. Sofferenza e crudeltà infinite. Oggi siamo venuti per onorare la memoria di coloro che si sono opposti al fascismo e al nazismo. Soldati che combatterono e speravano di tornare dalle loro madri, mogli, bambini; che avevano i loro sogni, ma non sono mai tornati alle proprie case». Commentando l’anniversario della fine della guerra, Kiska ha detto che è nostra responsabilità nei confronti delle persone che si battono per la libertà di opporci al male, identificarlo, combatterlo e non legittimarlo con la collaborazione in Parlamento. Il presidente alludeva a potenziali cooperazioni parlamentari presenti e future con il Partito popolare Nostra Slovacchia (LSNS) di estrema destra, che di recente la Corte Suprema ha deciso di non sciogliere malgrado le sue numerose espressioni antidemocratiche, xenofobe e di simpatie neofasciste. Secondo Kiska, oggi in particolare, «mentre aumenta l’estremismo nel mondo e in Slovacchia, non dobbiamo dimenticare questa catastrofe senza precedenti nella storia umana, che è iniziata con semplici parole. Parole che veicolavano insulti e disprezzo e sono sfociate nella diffusione dell’odio contro persone di diverse religioni, nazionalità e colore della pelle. «La nostra gratitudine sarà sempre con gli uomini e le donne che hanno messo in gioco le loro vite, l’eroica Armata Rossa, i russi e i membri dell’Unione Sovietica», oltre a loro, «il nostro enorme rispetto va ai soldati dell’esercito rumeno che hanno liberato la nostra patria e a tutti coloro senza i quali la vittoria non sarebbero stata possibile».

Il premier Pellegrini ha voluto ricordare che la sfida per la società contemporanea non è solo commemorare la vittoria sul fascismo, ma anche unirsi e impegnarsi in un’altra lotta, senza ripetere gli errori del passato, quando politici e persone rispettabili non hanno visto ciò che stava accadendo nella società. Fatti che poi sono degenerati in una «sanguinosa guerra mondiale». Il primo ministro si è detto contento che la Slovacchia e l’Europa vivano in pace da 74 anni, ma ha avvertito che gli slovacchi sono chiamati ad affrontare oggi un’altra battaglia ugualmente importante. «Anche se non con le armi in mano, possiamo vedere insinuarsi e stabilirsi all’interno della società individui o organizzazioni che negano la storia e gli orrori che si sono verificati durante la seconda guerra mondiale», ha detto. In particolare, egli trova allarmante che queste persone usino «parole suadenti per ingraziarsi le giovani generazioni».

(La Redazione)

Foto FB/pellegrini.peter, prezident.sk

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