Celebrato a Bradlo il 100° anniversario della morte di Štefánik

Si è svolta sabato 4 maggio 2019 presso il memoriale sulla collina di Bradlo (regione di Trenčín) la cerimonia commemorativa nazionale per il centenario della tragica morte del generale Milan Rastislav Štefánik, uno dei tre fondatori della Cecoslovacchia. Il monumento funebre, dove sono tumulate le salme dello Štefánik e di due dei tre militari italiani morti con lui nel tragico incidente aereo del 4 maggio 1919, si trova a un paio di chilometri soltanto da Košariská, dove si trova la casa natale dell’uomo decretato solo pochi giorni fa “Il più grande slovacco” di sempre. Mentre alla stazione del paese Brezová pod Bradlom ha fatto tappa per l’intero fine settimana il Legiovlak, la ricostruzione del treno delle Legioni cecoslovacche che Štefánik ha reso grandi, la cerimonia è iniziata al mattino con diversi eventi minori, fino alla fiaccolata partita da Košariská fino a Bradlo, a simboleggiare il viaggio di vita di Štefánik.

Alla cerimonia principale hanno partecipato le più alte cariche civili e militari dello Stato e una delegazione di autorità diplomatiche straniere, a partire da quelle di Francia e Italia, rappresentata dall’ambasciatore Meucci. Sono state deporte corone di fiori sulla tomba e sparate salve di cannone e l’area è stata sorvolata da uno squadrone aereo con velivoli militari storici e moderni.

Uverejnil používateľ Peter Pellegrini Sobota 4. mája 2019

Il presidente della Repubblica Andrej Kiska ha evidenziato come la Slovacchia sia molto fortunata di poter contare sul messaggio di Milan Rastislav Štefánik, spiegando che il suo messaggio è che bisogna amare il proprio paese, trovare alleati per le cause nobili e per il bene della nazione, ma anche agire e pensare per il bene della propria terra e dell’intera umanità. Secondo Kiska, Štefánik sarà sempre ricordato dagli slovacchi come un vero patriota, che incontrò importanti politici del suo tempo. «Era un uomo dalla mentalità molto aperta, eccelleva come scienziato, astronomo, meteorologo, era specialista in telegrafia senza fili e uno speciale viaggiatore», ma «Era anche un combattente, un aviatore, organizzatore e comandante delle Legioni cecoslovacche, e dentro di lui c’era un fuoco e una passione che bruciavano costantemente. Nonostante la sua salute fragile, nel suo dizionario non esistevano parole come «non si può fare», ha osservato il presidente, che ha continuato citando Štefánik: «Quelli che credono che altre persone combatteranno per portare loro la libertà non sono degni di libertà». Partendo da qui, Kiska ha sottolineato che «tutti coloro che vogliono una Slovacchia migliore e si rifiutano di dare una mano forse non se lo meritano nemmeno».

Secondo il presidente del Parlamento slovacco, Andrej Danko, Štefánik, padre dello stato cecoslovacco, sarebbe rattristato dal clima sociale esistente oggi in Slovacchia: «Siamo così egoisti che dimentichiamo i messaggi dei nostri grandi [predecessori]», ma è necessario comprendere e realizzare il messaggio di Štefánik. «Le sue azioni sono di ispirazione per le attuali generazioni slovacche, [io] ammiro il suo amore per la nazione …», ha affermato Danko, e anche il suo coraggio e la sua volontà nel lottare per la cosa giusta nonostante grandi ostacoli. Dobbiamo riportare decenza e rispetto alla nostra convivenza, ha sottolineato il capo del Consiglio Nazionale, «Il male che dobbiamo combattere è la paura e la stupidità, la Slovacchia è un paese bello, in cui vive gente talentuosa e gentile, proteggiamola dalla perdita dell’identità, non permettiamo l’eccessivo individualismo e l’egoismo, non cediamo all’invidia e all’avidità».

Nel suo intervento, il primo ministro Peter Pellegrini ha dichiarato che la Slovacchia ha urgente bisogno di ispirarsi a Štefánik, cercando una forte volontà e il desiderio di affrontare i problemi: «Abbiamo bisogno della determinazione di Štefánik a lavorare per la Slovacchia, malgrado il destino ci abbia portati su un percorso completamente diverso».

Milan Rastislav Štefánik è con la sua volontà infaticabile, secondo il primo ministro, di ispirazione per il il futuro della Slovacchia. «Dopo ogni caduta, si è rialzato e ha combattuto instancabilmente, la sua volontà ha prevalso sulle [sue] debolezze», ha detto il premier ricordando il motto di Štefánik «Mi sveglierò perché voglio svegliarmi!».

Nonostante le sue diverse attività e una vita piena con esperienze scientifiche e militari, Štefánik non ha mai dimenticato la Slovacchia. «Non ha chiesto cosa la sua patria può fare per lui, ma cosa lui può fare a beneficio della nazione». Ma l’amore per la sua nazione si è fuso con la ragione, e Štefánik sapeva che era necessario un percorso comune con la nazione ceca per sottrarsi al dominio ungherese, e che la Slovacchia, per mantenere la pace, doveva sforzarsi di cercare nel mondo e cooperare con alleati forti e democratici. L’ispirazione al grande slovacco Štefánik dovrebbe aiutare a «Non cercare la perfezione che non esiste, ma cercare una volontà forte e il desiderio di affrontare i problemi, perché molti di loro, che spesso non vediamo a causa di battibecchi quotidiani, stanno diventando estremamente urgenti». Dobbiamo comprendere a pieno che il posto della Slovacchia è in Europa e da nessun’altra parte, una «comunità con cui condivide gli stessi valori», ha concluso Pellegrini.

Milan Rastislav Štefánik, una delle poche personalità slovacche unanimente ammirate dalla popolazione, nacque il 21 luglio 1880 a Košariska, come sesto di 12 bambini nella famiglia di un pastore evangelico. Ha studiato edilizia e astronomia all’Università Carlo di Praga. Dopo aver difeso la sua dissertazione su una nuova stella nella costellazione di Cassiopea fu impegnato in ricerche scientifiche presso l’Osservatorio Meudon di Parigi, al tempo uno dei luoghi più famosi per lo studio dell’astronomia. Nel 1912 acquisì la cittadinanza francese. Dal 1914 al 1918 fu al servizio dell’esercito e della diplomazia francese e allo stesso tempo divenne, insieme a Tomáš Garrigue Masaryk e Edvard Beneš, il principale rappresentante della resistenza cecoslovacca, cercando di creare uno stato indipendente cecoslovacco.

Morì il 4 maggio 1919 in un incidente aereo dai contorni ancora non del tutto chiariti nei pressi di Bratislava con un velivolo Caproni Ca.33 dell’esercito italiano partito dal campo volo di Campoformido, vicino a Udine. Lo accompagnavano in Cecoslovacchia, dove sarebbe divenuto ministro della Guerra, il tenente pilota Giotto Mancinelli-Scotti, il sergente Umberto Merlini e il soldato motorista Gabriele Aggiusti. Le salme di due di loro, Merlin ed Aggiusti, riposano con Štefánik nel grande memoriale, mentre le spoglie di Mancinelli Scotti vennero riportate in Italia dalla famiglia.

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La tomba monumentale di Milan Rastislav Štefánik (1880-1919) si trova sulla collina del Bradlo (543 metri s.l.m.). Progettata dall’architetto Dušan Jurkovič, amico personale di Štefánik fin dall’infanzia, la costruzione del ‘mohyla’, come si definisce in lingua slovacca, iniziò nel 1924, cinque anni dopo la morte di Štefánik, e fu terminata nel 1928. Consiste di un colossale memoriale in blocchi di travertino con quattro alti obelischi a cingerne il perimetro. Ogni anno, durante le cerimonie, vengono accesi quattro fuochi ai quattro lati del monumento, che danno visibililità all’evento in un’ampia zona dei dintorni, essendo il monte Bradlo con i suoi 543 metri il picco più alto della zona. Sempre Jurkovič ha progettato anche un altro mohyla per l’amico, costruito sul luogo dell’incidente aereo nella località di Ivanka pri Dunaj, proprio dietro l’attuale aeroporto di Bratislava dedicato all’eroe. Come in quello principale a Bradlo, anche in questo monumento “minore”, una piramide dal disegno pulito alla quale si arriva attraverso un percorso alberato, sono richiamati nella lapide commemorativa i nomi dei tre italiani morti con Štefánik, che avrebbero dovuto riportare l’aereo in patria.

(La Redazione)

Foto FB/Pellegrini.Peter
FB/Mosr.sk, FB/Prezident SR

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