Lo Stato non pagherà un euro per il nuovo aumento dei costi di Mochovce

E dunque Slovenské elektrárne (SE) ritarderà nuovamente il completamento del terzo blocco della centrale nucleare di Mochovce, che richiederà un nuovo aumento del budget per il suo completamento. Lo ha ammesso qualche settimana fa il ceo di SE, Branislav Strýček, dopo che voci in tal senso erano girate a lungo. Fino ad oggi, il bilancio approvato di spesa per il raddoppio della centrale, con la costruzione delle unità 3 e 4 decisa un decennio fa, prevedeva un costo di 5,4 miliardi di euro. Il primo dei due blocchi nucleari in fase di completamento, il terzo, sarebbe dovuto entrare in funzione con produzione di energia elettrica nel mese di giugno. Per il quarto si sarebbe dovuto attendere un anno in più.

La società elettrica, di cui lo Stato mantiene il 34% del capitale dopo la privatizzazione decisa nel 2006, incolpa dei ritardi e degli incrementi di costo la resistenza degli attivisti austriaci di Global 2000 e l’addio ai lavori di Strabag, il principale fornitore delle opere di costruzione, che ha abbandonato il progetto la scorsa estate. La Ong Global 2000 ha più volte messo in guardia cittadinanza e politici di molteplici rischi per la sicurezza nella struttura di Mochovce, e le sue obiezioni, lamenta SE, rallentano il processo di approvazione delle autorizzazioni necessarie per la messa in modo della centrale. Il terzo blocco è stato da poco sottoposto al cosiddetto hot hydrotest (l’imitazione del reale funzionamento del reattore, ma senza combustibile nucleare), ma a causa di problemi tecnici la fase di prova ha richiesto 80 giorni invece dei 39 previsti.

Lo Stato ha già fatto sapere che non parteciperà all’aumento delle spese, come già era successo quando, l’estate scorsa, era stato l’azionista Enel a dover finanziare per 700 milioni il buco nel bilancio. Un primo incontro dei rappresentanti degli azionisti di Slovenské elektrárne per valutare la nuova situazione si è tenuto a fine aprile, altri seguiranno nelle prossime settimane. Il ministro dell’Economia Peter Žiga, che amministra la quota pubblica della società, ha informato che lo Stato, come azionista di minoranza non responsabile per la costruzione e gestione della società, «non vede alcuna ragione per prendere parte all’aumento del bilancio di spesa per il completamento della terza e quarta unità della centrale nucleare di Mochovce». Il ministro ha richiamato i responsabili alle scadenze concordate e i costi già aumentati lo scorso anno, e ha chiesto con fermezza agli azionisti di maggioranza (Enel e la società ceca EPH) di onorare le proprie responsabilità.

Secondo le nuove informazioni, il terzo blocco nucleare dovrebbe entrare in funzione all’inizio del 2020. L’incremento dei costi è stato stimato in 270 milioni di euro, vale a dire il 5% di quanto già messo a bilancio. Il portavoce di SE ha affermato che sarà l’azionista di maggioranza di Slovenské elektrárne, la società Slovak Power Holding B.V., a farsi carico dei maggiori costi. Slovak Power Holding B.V. ha il 66% delle azioni di Slovenské elektrárne, e il suo capitale è diviso al 50% ciascuno tra Enel e Energetický a průmyslový holding (EPH). Oggi, ha informato il portavoce, sono attivi nel cantiere oltre 3.500 dipendenti e collaboratori, di cui circa i due terzi sul terzo reattore e il resto sul quarto. L’unità numero 3 è completata al 98,8% e la numero 4 all’84,6%.

Il 15 aprile si è scoperto che l’Agenzia nazionale anticrimine (NAKA) ha incriminato due ex amministratori delegati di Slovenské elektrárne, uno dei quali è stato arrestato con molto clamore all’aeroporto di Bratislava (e scarcerato all’udienza di convalida). Sono loro contestati reati riguardanti la violazione dei propri doveri nella gestione di attività di terzi, e un danno alla società di 22 milioni di euro nell’ambito del completamento delle nuove unità produttive. Il procedimento penale prosegue con gli imputati a piede libero. Si sospetterebbe il pagamento di servizi o lavori mai realizzati presso la centrale nucleare. La presidente dell’Autorità per il controllo nucleare (UJD) Marta Žiaková ha detto che gli ispettori dell’ente hanno trovato cose che non avevano senso, come lavori inutili e strampalati: «Ad esempio, venivano riverniciate con vernice speciale stanze che erano già state precedentemente dipinte, e la cosa non aveva nulla a che fare con la sicurezza [del sito]». Il primo ministro Pellegrini aveva lanciato in quella occasione un avvertimento a tutte le imprese in società con lo Stato: «Tutti gli azionisti che faranno frodi finiranno come l’ex capo di Slovenské elektrárne».

Ci sono due unità operative al momento nella centrale nucleare di Mochovce, realizzati alla fine degli anni ’90. La loro produzione copre un quarto del consumo di elettricità della Slovacchia. La decisione di costruire le altre due unità previste inizialmente dal progetto, rimasto incompiuto dal governo comunista per difficoltà finanziarie, arrivò con la privatizzazione a Enel del 66% del capitale di Slovenské elektrárne. L’apertura ufficiale dei lavori risale al 3 novembre 2008. Il budget iniziale di 2,8 miliardi di euro è poco a poco incrementato fino agli attuali 5,4 miliardi di euro.

Nel 2015 Enel ha annunciato la vendita della sua quota al gruppo energetico ceco EPH, di proprietà del gruppo finanziario J&T e di uno dei suoi ex manager, Daniel Křetínský. Poco più tardi J&T si è sfilata dall’affare. EPH ha investimenti energetici in diversi paesi europei, tra cui l’Italia. La quota del 66% è stata ceduta a una joint venture, la società Slovak Power Holding B.V., di cui ognuno dei due contraenti ha il 50%. EPH acquisirà la quota di Enel una volta completata la centrale di Mochovce.

Dopo il loro completamento, le nuove unità nucleari di Mochovce avranno una capacità installata di 471 megawatt, vale a dire circa il 13% del consumo totale di elettricità in Slovacchia.

(La Redazione)

Foto vuje.sk

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