Perché il Primo Maggio è la Festa del Lavoro

Che cos’è la Festa del Primo Maggio?
Nasce nell’Ottocento come giornata di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche né tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere obiettivi di progresso sociale, per migliorare la propria condizione.

Perché proprio a maggio?
Se si vuole, nella tradizione popolare di molti Paesi europei già esisteva la festa che in Italia si chiama «Calendimaggio»: una giornata che celebra l’esplosione della primavera, la rinascita della natura. All’inizio di maggio scadevano di norma i contratti di affitto, si facevano le semine primaverili, riprendeva il lavoro in edilizia. Solo successivamente però ha preso il significato di una festa per tutti coloro che lavorano.

Ma è una festa di chiara connotazione politica…
Certamente, è una festa figlia delle lotte del movimento operaio e socialista. Per la precisione, è figlia della rivendicazione – coniata in Australia nel 1856 – di «otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire». Quella dei «tre otto» era una parola d’ordine assolutamente rivoluzionaria nei paesi che si stavano rapidamente industrializzando, in cui prevalevano orari di lavoro di 11, 12 ore in condizioni spesso bestiali.

E viene adottata dai movimenti socialisti europei?
Sì, ma in realtà l’agitazione laburista sulle otto ore (la cosiddetta «giornata corta») si sviluppa prima e più potentemente negli Stati Uniti, con la nascita nella primavera del 1866 della «National Labor Union». Solo nel settembre del 1866 il Congresso di Ginevra dell’Associazione internazionale dei lavoratori» (la Prima Internazionale) la rivendica per tutti i lavoratori del mondo.

Qual è stato, dunque, il primo «Primo Maggio»?
Quello del 1867. Il Primo maggio 1867 entrava in vigore nello Stato USA dell’Illinois una legge per la giornata lavorativa di otto ore, ma molti imprenditori non volevano rispettarla: per le vie di Chicago sfilarono 10mila operai (tantissimi immigrati tedeschi), il più grande corteo mai visto fino ad allora. Quasi vent’anni dopo, nel 1886, arriva il secondo «Primo Maggio».

Sempre negli Usa?
Sempre a Chicago. Un sindacato, la Federation of Organized Trades and Labour Unions, indicò nel 1° maggio 1886 la data dopo cui gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno. Scioperarono 400 mila operai in 12 mila fabbriche, e 80 mila manifestarono a Chicago. Ma nei giorni successivi la tensione crebbe: lunedì la polizia sparò, uccidendo quattro dimostranti contro i licenziamenti. Il giorno dopo, qualcuno lanciò una bomba a un comizio operaio, e i poliziotti reagirono sparando sulla folla e uccidendo otto persone. Nei giorni successivi si scatenò una feroce ondata repressiva. Alcuni leader anarchici vennero incolpati (senza prove) dell’attentato, e quattro impiccati: i «Martiri di Chicago». Per la prima volta, il Primo maggio del 1890, su indicazione della Seconda Internazionale, venne celebrata in tutto il mondo simultaneamente per chiedere le otto ore e ricordare i «Martiri».

Anche in Italia?
Anche. Il 1° maggio 1891 la manifestazione di Roma fu funestata da tumulti con morti, feriti e centinaia di arresti. Dal 1892 la Seconda Internazionale rende permanente la celebrazione del Primo Maggio, divenuta festa di rivendicazione e di solidarietà dei lavoratori di tutti i Paesi.

In Italia quando arrivano le «otto ore»?
Nel 1919, per i metallurgici e qualche altra categoria. Ma con l’avvento del fascismo, la festa viene soppressa: nel ventennio coincide con la celebrazione del 21 aprile, il «Natale di Roma». Ma capitava di notare, ogni Primo Maggio, persone con un garofano rosso all’occhiello. In Italia si torna a celebrare la festa dopo la Liberazione. La Repubblica rende la data «festività civile» a tutti gli effetti. Nel 1947 va ricordata la strage mafiosa di Portella della Ginestra.

E in Slovacchia?
La Cecoslovacchia promulgò la giornata lavorativa di otto ore, e non oltre quarantotto ore settimanali, con la legge n. 91 già dal 19 dicembre 1918, poi scesi a 46 ore settimanali nel 1956 e successivamente rivisto sulle 40 ore standard. Prima della Grande guerra nella maggior parte dei paesi si lavorava da 10 a 12 ore al giorno. In Slovacchia oggi i lavoratori dipendenti lavorano in media 39 ore settimanali – 40,5 ore i dipendenti a tempo pieno e 18,9 i lavoratori a tempo parziale.

Oggi che significato ha la Festa dei Lavoratori? Cosa si festeggia?
Certamente è cambiato tantissimo, quasi tutto, dal 1892 a oggi. Ma per molti non è cambiato lo spirito internazionale e di solidarietà di quella festa. In tanta parte del mondo si continua a lavorare 11 ore al giorno, e anche nel mondo «ricco» in tanti vorrebbero rottamare le conquiste sociali di 150 anni di lotte.

(Roberto Giovannini, lastampa.it cc by nc nd)

Foto: festa del 1° maggio a Poprad, 1980
(video pYCxGYarCdw)

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