Pellegrini: le morti per negligenza medica non devono ripetersi

Il ministero della Sanità, in collaborazione con il ministero della Giustizia e l’Ufficio per la supervisione dell’assistenza sanitaria (ÚDZS), prenderà misure per prevenire la morte di bambini per negligenza dei sanitari. Lo ha dichiarato il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) dopo aver incontrato famiglie di bambini deceduti a causa di trascuratezza o colpevole disattenzione di medici e operatori sanitari. «Coloro che nuociono a qualcuno con la loro opera sanitaria e coloro che non fanno il loro lavoro come dovrebbero devono essere giustamente puniti», ha detto Pellegrini, che si augura che errori del genere non si ripetano.

Il premier invita quindi a rimuovere gli ostacoli legislativi che impediscono alle famiglie in questione di avviare procedimenti giudiziari o amministrativi contro i presunti colpevoli di mala sanità, ed ha elogiato una proposta di modifica del Codice penale da parte del ministero della Giustizia che tratterebbe la falsificazione o modifica delle cartelle cliniche come reato penale. Nella proposta si prevede che nel momento che ÚDZS avvia una indagine su un decesso la famiglia della vittima possa esprimersi nel corso del procedimento, dando la propria versione dei fatti. Oggi questa cosa non possibile e l’esame a seguito di un reclamo è basato esclusivamente sulle cartelle cliniche, che la famiglia non ha la possibilità di contestare, e non sulle cure effettivamente prestate.

Della questione si era occupato il difensore civico dei diritti Mária Patakyová, che aveva invitato le autorità competenti ad affrontare le richieste dei genitori i cui figli hanno perso la vita per una assistenza sanitaria trascurata.

Pochi giorni fa all’ospedale di Skalica, nella regione di Trnava, un neonato è morto soffocato durante il parto, dopo una gravidanza senza problemi e un lungo e doloroso travaglio. La madre ventisettenne è convinta che sia colpa dei medici. All’ingresso in ospedale il bambino in pancia era sano, dice la madre, e tutto è andato bene nelle prime ore di degenza, ma visto che non arrivava il parto spontaneo, le è stata fatta un’iniezione per indurre il parto anticipato. La paziente ha detto che dopo l’inizio delle contrazioni soffriva molto e aveva chiesto il taglio cesareo, che inizialmente negato. Solo dopo alcune ore le è stato concesso, ma il piccolo – una femmina – è nato già morto. Il fatto è diventato subito un caso mediatico, su televisione, giornali e soprattutto internet. La famiglia del neonato pretende una risposta sulle ragioni della morte. Nel frattempo, il ginecologo ha deciso di dimettersi dal reparto di ostetricia a causa, dice, degli attacchi ricevuti sui social network.

(Red)

Foto skeeze/CC0

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