Inchiesta sulla sorveglianza illegale di giornalisti e altri cittadini

La sorveglianza di giornalisti, presumibilmente ordinata dal controverso uomo d’affari Marián Kočner, sarebbe stata molto più ampia di quanto si pensasse in origine, secondo il giornalista investigativo Adam Valček del quotidiano Sme, che è tra coloro che sono stati messi sotto controllo. Secondo lui c’erano almeno sei uomini coinvolti, compresi ex membri del Servizio di intelligence (SIS), apparentemente aiutati da agenti della polizia slovacca. La squadra avrebbe documentato i movimenti dei giornalisti dal marzo 2017 al febbraio 2018, quando fu assassinato il giornalista Ján Kuciak, e sarebbe proseguito per qualche tempo anche dopo. Secondo Valček sarebbero stati appuntati, tra gli altri, dettagli come l’orario di uscita e ritorno a casa di genitori e figli, o quale tipo di auto guidavano.

L’ex giornalista ed ex capo del servizio di controspionaggio slovacco Peter Tóth aveva ammesso con la polizia di aver lavorato, anche se non direttamente, per la sorveglianza di alcuni giornalisti, tra cui Kuciak, su richiesta dell’imprenditore Marian Kočner, accusato di essere il mandante dell’omicidio, allo scopo di trovare panni sporchi nella vita dei giornalisti per una campagna di discredito. Tóth non si era occupato solo di Kuciak ma anche di altri reporter, per un incarico di almeno sei mesi, tra i quali il giornalista di Aktualíty Marek Vagovič, il giornalista di Sme Adam Valček, il redattore capo della rivista .týždeň Štefan Hríb e Monika Tódová di Denník N. La madre della compagna di Kuciak, Zlatica Kušnírová ha detto più volte che Jan e Martina, «sentivano che qualcuno li stava seguendo e intercettando […], ma entrambi hanno sempre detto che nessuno poteva trovare nulla di serio su di loro».

Per la sorveglianza dei reporter che stavano mettendo il naso nei suoi affari sporchi, Kočner aveva reclutato anche Miroslav Kriak, ex agente del servizio segreto comunista (ŠtB) e poi del Servizio di intelligence slovacco (SIS) dopo il 1989, dove era divenuto vice comandante dei servizi di sorveglianza, e poi funzionario presso il fisco slovacco (Finančná správa / FS).

La questione della sorveglianza sui giornalisti si incrocia con la lustrácia (un controllo approfondito) eseguita nei database della polizia in barba alla legge sulla persone di Kuciak dal capo dell’intelligence finanziaria Pavol Vorobjov, una operazione presumibilmente ordinata dall’ex capo della polizia Tibor Gašpar, che continua a negare tutto. Anche su altre persone sono stati svolti esami dettagliati, mai autorizzati da un giudice, tra cui giornalisti, procuratori e altri cittadini, per mezzo della verifica delle informazioni presenti nella banche dati delle forze dell’ordine. La questione è ora sotto indagine. Gašpar ha stretti legami famigliari e di affari con la famiglia Bödör, proprietaria della società di sicurezza privata “SBS Bonul” che ha ottenuto grandi commesse dallo Stato nel settore della sicurezza. E proprio Norbert Bödör, il figlio del titolare, aveva collaborato con Peter Tóth durante il pedinamento di Kuciak, insieme a Miroslav Kriak, ex dipendente del fisco ed ex agente segreto comunista di ŠtB.

Il primo ministro Peter Pellegrini ha condannato qualunque operazione di controllo illegale sui giornalisti, come di chiunque altro. «Se questo [intervento] viene fatto al di fuori del processo legale, è qualcosa che non possiamo tollerare nella polizia o in altre autorità dello Stato. Pertanto, accolgo con favore l’idea del presidente del corpo di polizia Milan Lučanský di introdurre un sistema di identificazione elettronica per registrare chi sta esaminando chi, e perché, e come prevenire lo screening non autorizzato di certi cittadini». Dichiarando che una tale condotta nei confronti di giornalisti è stata un fallimento della polizia, il capo del Corpo di Polizia Milan Lučanský si augura che non si verificheranno casi simili in futuro. Al momento, avverte, è in vigore una nuova misura che previene l’uso di tali controlli negli archivi delle forze dell’ordine, e altre azioni seguiranno nei prossimi giorni. Una volta conclusa l’indagine, Lučanský si aspetta che verrà anche presa un’azione disciplinare.

Intanto, l’International Press Institute (IPI) ha chiesto alle autorità slovacche di esaminare a fondo la sorveglianza dei giornalisti slovacchi, affermando che l’operazione di sorveglianza da parte di un gruppo criminale scoperta dalla stampa slovacca è una grave violazione dei diritti dei giornalisti. «Questa invasione inquietante e ingiustificata nella vita privata dei giornalisti al fine di screditarli rappresenta un inaccettabile attacco alla libertà di stampa volto a intimidire i media critici e indipendenti della Slovacchia e costringerli al silenzio» dice un comunicato stampa di IPI. Augurandosi che l’incriminazione di Kočner sia un chiaro e significativo passo avanti verso la verità, l’IPI chiede alle autorità slovacche «di aprire immediatamente un’indagine su queste relazioni e in particolare su come coloro che effettuano la sorveglianza siano stati in grado di accedere a informazioni personali sui giornalisti utilizzando le banche dati della polizia».

(Red)

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.