Stop alla doppia qualità di prodotti per gli Stati orientali dell’UE

Il Parlamento europeo ha approvato la scorsa settimana una direttiva cheestende la definizione di pratiche di marketing ingannevoli. L’aula parlamentare dell’UE richiede alla Commissione europea di valutare la situazione entro due anni per verificare se i prodotti di doppia qualità venduti in vari paesi dell’UE con lo stesso marchio debbano essere aggiunti alla lista nera delle pratiche commerciali sleali. In pratica, in futuro potrebbero essere considerati sotto la definizione di doppia qualità i prodotti promossi con la stessa confezione o nome sebbene abbiano una composizione nettamente diversa. Secondo il documento, sarà possibile vietare la doppia qualità dei prodotti solo se la diversa composizione non sia giustificata da fattori legittimi e oggettivi, come ad esempio la disponibilità o la stagionalità delle materie prime. Secondo le nuove norme, le sanzioni per violazioni di vasta portata a danno dei consumatori in diversi Stati membri può arrivare al 4% del fatturato.

Reagendo a questa direttiva dell’UE, la ministra dell’Agricoltura e Sviluppo rurale Gabriela Matečná (Partito nazionale slovacco / SNS) ha dichiarato che i produttori dovrebbero smettere di produrre prodotti di doppia qualità. Secondo la ministra, i produttori possono unificare le loro ricette e possono avvisare i consumatori tramite un avviso sui prodotti con ingredienti diversi riguardo al fatto che specifici prodotti non contengono determinati ingredienti e contengono al loro posto altri ingredienti. «È necessario differenziare [i prodotti] in modo da non mentire al consumatore», ha chiarito Matečná in una conferenza stampa.

«Quando presentai i risultati dei nostri primi test al Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’UE nel marzo 2017 e iniziato la guerra contro la doppia qualità nell’Unione europea, ero scettica sul fatto che si poteva vincere. Grazie alla pressione fatta con gli altri Stati membri interessati siamo arrivati a una soluzione legislativa paneuropea a un problema che esiste da anni. Si tratta», ha detto Matečná, «di una vittoria non solo per la Slovacchia, ma anche per tutti i consumatori dell’Europa centrale e orientale, che sono i più colpiti».

I test, in Slovacchia e altri paesi della “nuova Europa” hanno dimostrato la serietà del problema, che coinvolge di un gran numero di consumatori dell’UE: i prodotti con lo stesso nome commerciale venduti nei paesi dell’Est contengono meno carne, meno ingredienti naturali e più additivi artificiali degli stessi prodotti sugli scaffali degli Stati membri dell’Europa occidentale».

La valutazione dei singoli casi sarà responsabilità degli organismi di controllo nazionali, in Slovacchia se ne occuperà l’Amministrazione veterinaria e alimentare dello Stato della Repubblica slovacca (ŠVPS SR). Verranno concesse deroghe a prodotti le cui differenze di composizione si basano su normative nazionali diverse, o sono dovute a disponibilità e stagionalità delle materie prime utilizzate. I produttori dovranno però dichiarare queste differenze sulla confezione del prodotto.

(Red)

Foto sotto: bentsai81/CC0

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