Ucraina, il trionfo del comico presidente Vladimir Zelensky

Il primo discorso da presidente dell’Ucraina, Vladimir Zelensky (Volodymyr Zelen’skyj) lo ha rivolto ai Paesi del blocco post-sovietico: «A voi dico, guardate cosa è successo qui, tutto è possibile». Con oltre il 70 per cento dei voti, il comico e protagonista della fortunata serie «Il servo del popolo» ha conquistato al secondo turno la presidenza dell’Ucraina, lasciando al leader uscente Petro Poroshenko – che ha immediatamente riconosciuto la sconfitta – poco più del 25 per cento dei consensi. «Non farò discorsi patetici – ha concluso Zelensky dopo aver abbracciato gli uomini e le donne della sua squadra a ridosso dei primi exit poll – voglio dire soltanto grazie a ognuno di voi, oggi il cambiamento è cominciato».

Tra i primi a rivolgergli le congratulazioni c’è stato il blogger russo di opposizione Alexiey Navalny, che ha salutato l’arrivo di Zelensky come un segnale politico molto positivo. Piuttosto fredda invece l’accoglienza del Cremlino: il portavoce del presidente russo Dmitri Peskov ha fatto sapere che «è prematuro parlare delle possibilità di cooperazione con la nuova amministrazione ucraina, mentre quello che si può rilevare è che Kiev ha compromesso la legittimità delle elezioni a causa della negazione del diritto di voto a milioni di ucraini residenti in Russia». Una reazione che conferma quanto la lettura «Zelensky amico di Putin» sia il frutto delle ultime avvelenate giornate di campagna elettorale – in cui il gioco si era fatto piuttosto sporco – ma non corrisponda alla realtà. Non solo perché nessuno, in Ucraina, può fare una campagna elettorale dichiarandosi amico di Putin e sperare di vincerla, ma anche perché i codici, in questa tornata elettorale, sono davvero cambiati, come dimostra la pacata apertura del neoeletto presidente nei confronti della Russia: «Intendo riavviare i colloqui di pace con i separatisti filorussi, e continueremo nella direzione degli accordi di Minsk per ottenere un cessate il fuoco».

Il segnale più evidente che qualcosa in Ucraina è cambiato, è la scomparsa dalla scena politica di un «padre della patria» come Poroshenko, che ha avuto il compito difficilissimo di tenere il Paese nelle peggiori condizioni geopolitiche possibili. E sebbene non sia esclusa una collaborazione tra i due all’interno del Parlamento (per cui si vota fra qualche mese), è indubbio che la realtà politica appare ribaltata. Anche l’Unione Europea se n’è accorta: «Zelensky potrà contare sul forte sostegno dell’Ue al percorso di riforma dell’Ucraina, compreso il consolidamento dello Stato di diritto, la lotta alla corruzione, il mantenimento della stabilità macrofinanziaria e il proseguimento della riforma essenziale del settore energetico», hanno scritto ieri il presidente del Consiglio europeoDonald Tusk e il capo della Commissione europea Jean-Claude Juncker, facendo sentire la loro voce in un’area in cui l’Europa è tanto invocata quanto, spesso, poco presente.

La realtà ucraina racconta oggi di un Paese che grazie a una serie televisiva ha ritrovato se stesso: sarà stato il combinato disposto di satira e comicità tradizionale o lo straordinario cast di attori e sceneggiatori che hanno fatto sì che la fiction fosse acquistata da Netflix, ma la capacità di immedesimazione che il protagonista Vassily (impersonato da Zelensky) ha saputo creare in un intero popolo non ha precedenti. La lotta quotidiana alle ingiustizie di un insegnante di storia diventato presidente all’improvviso, la guerra senza quartiere contro la corruzione, la sua tenace perseveranza di fronte a una burocrazia elefantiaca e disarmante, ma anche la voglia di futuro, di competenze, di passione politica. Questi sono stati gli ingredienti de «Il servo del popolo», che puntata dopo puntata si configurava come un vero e proprio manifesto politico, -tanto che le ultime tre sono andate in onda gli ultimi tre giorni della campagna elettorale. «Se io ho votato per un ebreo che parla russo , allora vuol dire che davvero tutto è possibile», dice uno dei tanti commenti nella pagina del «Servo del popolo», che è anche il nome del partito. Vladimir Zelensky ha portato alla ribalta non solo un protagonista, ma un’intera generazione di nuovi ucraini, che si sono lasciati alle spalle la corteccia antisemita dei loro padri e nonni, che parlano ucraino da quando sono nati anche se conoscono il russo, che guardano all’Europa e chiedono più spazio per il digitale, per i viaggi, per gli scambi. Adesso si tratterà di vedere se le promesse saranno mantenute, se la squadra del presidente sarà all’altezza delle sue ambizioni, ma certo, da ieri, un’intera parte del mondo post-sovietico è stata superata dalla storia.

(Francesca Sforza, lastampa.it cc by nc nd)

Foto Ukrinform TV

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