La Corte Suprema decide di non sciogliere il partito ĽSNS

La formazione di estrema destra fondata da Marian Kotleba, Partito popolare Nostra Slovacchia (ĽSNS), potrà continuare la propria attività. Un senato di cinque giudici della Corte Suprema ha respinto oggi una mozione della Procura generale per sciogliere il partito, presentata dal procuratore generale Jaromír Čižnár nel maggio 2017, che segnalava l’orientamento fascista del partito e le sue azioni volte al rovesciamento dell’attuale regime democratico della Slovacchia. Il 9 aprile si era svolta la prima udienza del procedimento, e si era deciso per rinviare la sentenza a oggi 29 aprile.


La direzione del partito ĽSNS

Il rappresentante dell’ufficio del procuratore generale ha ricordato davanti ai giudici diverse frasi discriminatorie contro i Rom e definizioni di “stato totalitario” del sistema politico esistente in Slovacchia fatte da diversi membri del partito. Sono stati riportati anche appelli dell’ĽSNS per la costituzione di una milizia volontaria di pattugliamento dei treni contro il presunto atteggiamento aggressivo dei mendicanti rom che molestano i passeggeri. La difesa ha invece sostenuto l’assenza di motivazioni per lo scioglimento, e secondo Marian Kotleba il pubblico ministero non ha presentato una sola ragione specifica che potesse giustificare ragionevolmente l’approvazione della mozione.


Kotleba davanti alla tomba di Jozef Tiso nel 2013 (fonte)

La presidente del senato della Corte Suprema, Jana Zemková, ha sottolineato che i giudici hanno valutato i singoli elementi di prova depositati dall’ufficio del procuratore generale, e ha concluso che i rischi per la democrazia in Slovacchia derivanti dall’attività del partito ĽSNS non sono stati riconosciuti come sufficientemente “immediati” per lo scioglimento della formazione politica. La mozione presentata dall’ufficio del PG su questo e altri punti non era ben preparata per richiedere una procedura di scioglimento, e la presunzione di innocenza si deve applicare fino al completamento del procedimento, ha detto Zemková.

Il partito di Kotleba è apertamente xenofobo ed euroscettico, contro i rom definiti fannulloni e fortemente contrario all’immigrazione, in special modo quella islamica, e si rifà ai ‘fasti’ dello Stato slovacco fascista guidato negli anni della seconda guerra mondiale dal presidente Jozef Tiso, giustiziato nel 1947 per tradimento ma considerato un eroe dai simpatizzanti di estrema destra. Nel novembre 2008 il ministero degli Interni abolì il precedente partito di Kotleba, Slovenská pospolitosť – Národná strana (Comunità slovacca – Partito nazionale) citando «attività che incitano all’odio e all’intolleranza etnica, razziale, religiosa e politica, perseguendo i suoi obiettivi attraverso azioni che contraddicono la Costituzione slovacca e le altre leggi». L’anno successivo, tuttavia, la Corte Suprema annullò la decisione ritenendo non sufficienti le ragioni per l’abolizione del partito.

Nel 2010 nasce l’attuale ĽSNS, che di recente ha cambiato il suo logo per distanziarsi dalla grafica di stampo fascista usata fino ad allora. Kotleba riuscì nel 2013 a farsi eleggere governatore della Regione di Banska Bystrica, trascinando il suo partito alle parlamentari del 2016, quando per la prima volta ĽSNS ottenne l’8% dei voti facendo ingresso nell’assemblea del Consiglio Nazionale con 14 seggi. Kotleba non è stato riconfermato al suo posto nelle regionali del 2017, ma ha ricevuto il 10,3% al primo turno delle recenti elezioni presidenziali, e nei sondaggi il suo partito negli ultimi mesi era dato costantemente sopra i dieci punti percentuali.

(La Redazione)

Foto FB

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.