Rilasciato l’ex amministratore delegato italiano di Slovenské elektrárne – Aggiornamento

L’Ufficio della Procura speciale ha informato questa mattina che è stato rilasciato ieri Paolo Ruzzini, arrestato lunedì all’aeroporto di Bratislava in relazione a una indagine sulla società elettrica Slovenské elektrárne in cui si troverebbe sotto accusa anche un altro ex amministratore, Nicola Cotugno. Secondo i media, l’operazione è stata portata a termine con uno spiegamento di forze e una enfasi inusuale: una ventina di agenti dell’Agenzia anticrimine con sei automezzi, e due agenti in abiti civili che avrebbero viaggiato direttamente sullo stesso volo già da Milano. La polizia ha poi pubblicato il video dell’arresto con una musica di sottofondo dal ritmo ossessivo ed energico – chitarra, basso e batteria – decisamente più adatta per la cattura di un narcotrafficante tipo Pablo Escobar che non per il fermo di un funzionario, seppure sospettato di crimini finanziari. Il secondo imputato sarebbe stato arrestato in città a Bratislava, e anche lui sarebbe stato rilasciato dalla detenzione. Le informazioni sarebbero tuttavia molto frammentarie e poco dettagliate.

ERRATA CORRIGE: è stato uno solo l’arresto eseguito dalla NAKA. L’altro imputato, oggi a capo della struttura Enel in Cile, non è mai stato fermato dalla polizia. Le notizie arrivate a pezzi e bocconi, e una testimonianza di persona che si diceva informata dei fatti, hanno purtroppo tratto in inganno la redazione. 

La scarcerazione è stata eseguita in base all’insufficienza di motivazioni per la custodia, e il procedimento penale continuerà con gli imputati a piede libero. I due ex amministratori delegati risultano accusati di violazione dei propri doveri nella gestione di attività di terzi, relativamente al progetto di ampliamento della centrale nucleare di Mochovce, e di avere procurato un danno del valore di 22 milioni di euro, come da informazioni fornite dalla stessa polizia lunedì. A causa dell’indagine in corso, non sono attualmente disponibili ulteriori informazioni.

Ieri il primo ministro Pellegrini aveva affermato che l’arresto si riferisce a un caso del 2015, o successivo, in cui si sospetta la sottrazione di beni alla società Slovenské elektrárne (SE). Secondo lui, si potrebbe trattare del pagamento di prestazioni realizzate una volta ma pagate più volte, o anche di lavori mai fatti. Pellegrini ha preso esempio da questo caso per lanciare un avvertimento anche all’attuale azionista di riferimento, la società ceca EPH del miliardario Daniel Křetínský, che ha acquisito da Enel il 33% di Slovenské elektrárne in attesa di prendere il controllo anche dell’altro 33% ancora in capo al grupo italiano. Tutti gli azionisti che faranno frodi finiranno come l’ex capo di Slovenské elektrárne, ha detto Pellegrini: «In Slovacchia non distinguiamo chi è chi, da dove viene e quali contatti ha».

Il progetto per il completamento delle unità 3 e 4 di Mochovce è stato più volte posticipato, e il conto totale è stato più che raddoppiato. Sebbene l’azienda abbia sostenuto che si trattava principalmente di maggiori costi dovuti a soluzioni di sicurezza più rigide in seguito all’incidente di Fukushima, in realtà questi cambiamenti progettuali rappresentavano una piccola parte dell’enorme aumento dei costi dell’intera costruzione. La presidente dell’Autorità per il controllo nucleare (UJD) Marta Žiaková ha detto in una intervista a gennaio al sito Postoj che nel corso delle ispezioni regolari sul sito di Mochovce erano state riscontrate cose che non avevano senso, come lavori inutili e strampalati. «Alcune cose ci sembravano strane», ha detto Žiaková. «Ad esempio, venivano riverniciate con vernice speciale stanze che erano già state precedentemente dipinte, e la cosa non aveva nulla a che fare con la sicurezza [del sito]. Ma il nostro compito è verificare che il lavoro sia in linea con il progetto». La verniciatura, secondo Postoj, sarebbe un affare da diversi milioni di euro.

(Red)

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