Košice, Corte regionale nega pena detentiva per Sebastiano Vadalà

Giovedì 11 aprile il tribunale regionale di Košice ha respinto l’appello dell’accusa che chiedeva una pena più rigorosa per Sebastiano Vadalà, reo di minacce e percosse. La sentenza del tribunale distrettuale di Trebišov, che lo ha condannato a una multa di 3000 euro è stata giudicata sufficiente dal giudice regionale, che ha respinto la richiesta della procura di una condanna detentiva senza condizioni. Tra le attenuanti riconosciute all’imputato vi sono la mancanza di precedenti e l’ammissione della colpa.

Agli atti risultano due episodi del settembre 2017. Nel primo, Sebastiano Vadalà ha aggredito fisicamente un uomo afferrandolo alla gola e minacciando di ucciderlo, vantandosi di essere un mafioso. Nel secondo caso, ha di nuovo aggredito la stessa persona colpendola più volte sul volto. Vadalà è stato incarcerato quasi tre mesi, da marzo a giugno 2018.

Sebastiano è fratello del più noto Antonino Vadalà, estradato lo scorso anno in Italia per reati correlati a traffico internazionale di droga presumibilmente per conto di cosche della ‘ndrangheta. A suo carico c’è l’organizzazione di spedizioni di grandi quantità di cocaina dal Sud America all’interno di container di frutta esotica. Per il traffico, Vadalà aveva pagato doganieri slovacchi, vantandosi con un agente infiltrato di avere contatti ad alto livello al ministero degli Interni della Slovacchia e di avere comprato non solo le dogane ma anche la polizia e i servizi segreti. Aveva inoltre rapporti fin troppo amichevoli e costanti con persone dell’entourage del primo ministro Robert Fico. Le procure italiane avrebbero anche prove, secondo fonti giornalistiche, di una telefonata tra Vadalà e Robert Fico, che a lungo l’ex premier ha negato. Dopo l’omicidio Kuciak sia Antonino che Sebastiano erano stati arrestati, insieme ad altri italiani residenti della Slovacchia orientale e sospettati di essere connessi alla ‘ndrangheta, ma poi rilasciati dopo pochi giorni perché ritenuti non collegati all’assassinio. Ancora poche settimane e Antonino Vadalà è stato di nuovo preso in custodia, questa volta su richiesta della procura di Venezia, e in seguito estradato.

(Red)

Foto pixabay CC0

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