Ecco tutti i modi in cui l’inquinamento rovina la nostra salute

Nove persone su dieci, in tutto il mondo, respirano comunemente aria inquinata. Sia all’esterno che nei luoghi chiusi. E lo scotto da pagare è carissimo. Stando alle stime dell’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, pubblicato nel maggio scorso, 7 milioni di personeogni anno perdono la vita a causa dall’esposizione all’inquinamento indoor o outdoor, in proporzioni comparabili. Una vera e propria emergenza sanitaria globale, insomma, che poco sorprendentemente colpisce con particolare violenza i paesi e le popolazioni più deboli: il 90% circa delle morti correlate all’inquinamento si osserva in regioni a basso o medio reddito, principalmente in Africa Asia, seguite dalla zona del Mediterraneo orientale e infine dal resto dell’Europa e delle Americhe.

Fortunatamente, oltre a registrare il fenomeno, diverse istituzioni ed enti legislativi in tutto il mondo stanno da qualche tempo cominciando a promuovere provvedimenti per limitare il più possibile le emissioni di inquinanti. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello del Regno UnitolaBbc ha appena raccontato che dall’8 aprile tutti gli automobilisti che vogliono entrare nel centro di Londra devono pagare un pedaggio piuttosto salato – un provvedimento che nelle intenzioni costituisce, per l’appunto, uno “sforzo per ridurre le malattie e le morti premature dovute all’inquinamento, che rappresenta ormai una seria minaccia alla salute pubblica”, come ha spiegato lo stesso Sadiq Khan, sindaco della capitale britannica. Mettendo per un attimo da parte la politica, abbiamo cercato di capire quali sono, evidenza scientifica alla mano, gli effetti ormai comprovati dell’inquinamento sulla salute. Il quadro che ne è emerso è piuttosto sconcertante: vediamoli uno per uno.

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Gli inquinanti

Cominciamo dai colpevoli. Uno dei composti più nocivi per la salute è l’anidride solforosa, o biossido di zolfo. Un gas incolore e dall’odore cattivo e pungente, che reagisce con estrema facilità con altre sostanze e forma composti ancora più pericolosi, tra cui l’acido solforico, l’acido solforoso e i solfati. Praticamente tutto il biossido di zolfo nell’atmosfera è proveniente da attività umane: la principale fonte di emissioni è l’attività industriale, in particolare quella in cui si manipolano materiali a base di zolfo, come avviene nelle centrali elettriche a carbone, a petrolio o a gas.

La sostanza è inoltre prodotta – e rilasciata – durante la combustione del carburante nei motori a scoppio, anche se ultimamente la tecnologia (gioco sporco a parte) ha fatto grandi passi avanti nella riduzione delle emissioni.

A seguire troviamo il biossido di azoto, sostanza che assieme all’acido nitrico e all’acido nitroso fa parte del gruppo degli ossidi di azoto e che deriva principalmente dai processi di combustione: automobili, camion, autobus, industrie pesanti. Essendo più denso dell’aria, tende a rimanere al suolo; se ne trova in concentrazioni particolarmente significative nei pressi di strade molto congestionate o dei fornelli a gas negli ambienti chiusi.

C’è poi l’ozono, che se nella parte bassa della stratosfera ha un effetto protettivo in quanto trattiene e assorbe parte dell’energia solare (in particolare le radiazioni a bassa lunghezza d’onda, quelle più pericolose per la salute), a livello del suolo è invece nocivo, e viene prodotto da reazioni chimiche catalizzate dalla luce del sole.

E ancora: il famigerato particolato, termine che non indica una sostanza specifica ma un insieme di composti sospesi nell’aria, le cui molecole hanno dimensioni inferiori alle decine di nanometri (la sigla Pm2,5 indica, per esempio, l’insieme di particelle dal diametro minore di 2,5 nanometri, e così via), emessi principalmente dai veicoli con motore a scoppio.

Chiudiamo la lista (che ahinoi potrebbe continuare ancora a lungo) con i metalli pesanti, tra cui piombomercurio arsenico, emessi principalmente – ma non solo – dalle industrie siderurgiche.

Gli effetti sulla salute: il sistema respiratorio

L’impatto più immediato e significativo dell’inquinamento, com’è facile immaginare, è ovviamente quello a carico del sistema respiratorio. Un apparato particolarmente sensibile agli inquinanti perché interamente rivestito da una membrana mucosa (il cui compito è proteggere e lubrificare la superficie di polmoni, trachea, bronchi, alveoli) che cattura con estrema facilità i composti tossici presenti nell’aria respirata.

A oggi sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare, a livello microscopico, gli effetti nocivi dell’inquinamento sull’apparato respiratorio: secondo la teoria più convincente e accettata, le sostanze ossidanti e pro-ossidanti negli inquinanti ambientali (in particolare polveri sottili di diverse dimensioni, ozono e ossidi di azoto) si legano all’epitelio respiratorio e formano radicali liberi di ossigeno e azoto, che a loro volta inducono un pericoloso stato ossidativo nelle vie aeree. In altre parole, l’aumento dei radicali liberi innesca una risposta infiammatoria da parte dell’organismo, con conseguente rilascio di citochine e chemochine che avviano uno stato infiammatorio diffuso.

E ancora: l’esposizione agli inquinanti interferisce con lo sviluppo dei polmoni durante l’infanzia; è correlata all’insorgenza di asma, declino della funzionalità polmonare in tarda età, insorgenza di broncopneumopatia cronica ostruttiva e addirittura allo sviluppo del carcinoma polmonare. Tanto che, scrive un’équipe di esperti in una review sul tema pubblicata nel 2012“gli inquinanti atmosferici fanno ormai buona concorrenza al fumo di tabacco come principale fattore di rischio per le malattie polmonari”.

Cuore, arterie, vene

Se i polmoni piangono, il sistema cardiocircolatorio non sorride di certo. L’esposizione agli inquinanti è notoriamente correlata all’insorgenza di arteriosclerosianomalie nella pressione sanguignainfartoaritmie e ischemie, e aggrava pesantemente condizioni patologiche pre-esistenti. La American Heart Association spiega per esempio che alcuni inquinanti giocano un ruolo cruciale nel velocizzare l’accumulo di placche nelle arterie, il che può scatenare un attacco cardiaco; diversi studi hanno evidenziato un aumento delle ospedalizzazioni e delle morti legate a problemi cardiaci nelle aree metropolitane particolarmente inquinante; gli inquinanti sembrano inoltre avere effetti infiammatori sul cuore, il che provoca l’insorgenza di disturbi cardiovascolari cronici.

Tra gli indiziati più pesanti ci sono le polveri sottili di diametro inferiore a 2,5 nanometri, che in virtù delle loro piccole dimensiono penetrano facilmente negli alveoli polmonari e nei vasi sanguigni attorno al cuore, aggravando i processi patologici a carico delle arterie.

Metabolismo

Respirare aria inquinata fa male anche al sistema metabolico. E anche su questo, purtroppo, le evidenze scientifiche parlano chiaro. Uno studio del 2017, per esempio, condotto su un gruppo di studenti cinesi, ha mostrato che i soggetti che vivevano in aree più inquinate avevano livelli di cortisolo, cortisone, epinefrina e norepinefrina più alti degli altri, ma anche maggiori concentrazioni di zuccheri, amminoacidi, acidi grassi e lipidi nel sangue.

Ma c’è di più: un lavoro pubblicato su The Lancet Planetary Health lo scorso anno ha evidenziato che l’inquinamento esterno, e nello specifico alte concentrazioni di Pm2,5, è fortemente correlato con l’insorgenza di diabete. I dati sono impressionanti: su scala globale, stimano gli autori del lavoro, l’inquinamento contribuirebbe addirittura al 14% circa di tutti i casi di diabete, ovvero quasi tre milioni e mezzo di persone in tutto il mondo.

In gravidanza

L’esposizione all’inquinamento, in gravidanza, aumenta il rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita. Diversi studi, addirittura, hanno trovato tracce degli inquinanti nella placenta. E ancora: aumenta il rischio di aborto allo stesso modo di quanto fa il fumo. A mostrarlo, qualche mese fa, un’équipe di scienziati della University of Utah, che in un articolo pubblicato sulla rivista Fertility and Sterility hanno mostrato come l’esposizione a biossido di azoto può aumentare fino al 16% il rischio di interruzione di gravidanza. Un precedente studio italiano, pubblicato nel 2015 e condotto sugli abitanti di cinque diverse città, aveva inoltre mostrato che i tassi di aborto spontaneo sono correlati con alte concentrazioni di PM10 e ozono.

Sistema nervoso e cervello

Preoccupati? Non abbiamo ancora finito. L’inquinamento ha effetti negativi anche sul sistema nervoso e sul cervello. Spigolando tra le decine di studi scientifici pubblicati in merito: un paper uscito ad agosto 2018 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto su un campione di oltre 25mila persone residenti in 162 province cinesi, ha mostrato, per esempio, che l’esposizione a biossido di zolfo, biossido di azoto e Pm10 riduce le performance cognitive nella risoluzione di problemi matematici e verbali. E l’effetto si fa più pronunciato con l’avanzare dell’età. Ancora: vivere in zone ad alte concentrazioni di PM2,5 sembra essere correlato a un’accelerazione del declino cognitivo e addirittura a un aumento del rischio di insorgenza di Alzheimer e di altri tipi di demenze – il nesso causale deve ancora essere dimostrato con precisione, ma al momento le evidenze disponibili vanno tutte nello stesso verso.

L’ultima notizia è di pochi giorni fa: uno studio condotto da un’équipe di psichiatri del King’s College di Londra, e pubblicato su Jama Psychiatry, ha mostrato una possibile associazione tra esposizione ad alte concentrazioni di monossido e biossido di azoto ed episodi psicotici (allucinazioni, deliri, pensieri paranoici) tra gli adolescenti. Anche in questo caso, la correlazione è statistica e non è stato (ancora) dimostrato alcun nesso di causalità. Ma c’è comunque poco da stare allegri.

(Sandro Iannaccone, Wired cc by nc nd)

Foto PDP CC0

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