Corte costituzionale, ora tocca a Kiska la nomina di quattro giudici

Mentre le votazioni sui candidati a giudice costituzionale erano ancora in corso, il presidente Andrej Kiska aveva asscicurato che, anche se il Parlamento non avesse approvato tutti i 18 candidati necessari per la nomina dei nove membri necessari alla Corte costituzionale, egli avrebbe fatto di tutto per rendere funzionale il tribunale, integrando i posti vacanti per rendere di nuovo funzionale la Corte costituzionale, e nominarne il presidente in modo da mettere in grado la corte di insediare nel mese di giugno la neoeletta presidente della Slovacchia Zuzana Čaputová.

Kiska non ha risparmiato critiche al Parlamento, e in particolar modo alla maggioranza, dicendosi indignato per il modo in cui si sono svolte le votazioni dei nuovi giudici costituzionali. È  nota da tempo, ha affermato, la necessità di eleggere 18 candidati a giudice della Corte costituzionale, e l’insieme di professionisti che si sono candidati in queste settimane dava modo di trovare un numero sufficiente di buoni aspiranti. Ma nonostante questo, diceva mentre sembrava difficile poter eleggere anche solo alcuni dei pretendenti, «il Parlamento non è riuscito a trovare il consenso, la coalizione non è stata in grado di trovare un consenso ed eleggere 18 candidati, dai quali io potrei sceglierne immediatamente nove, in modo che la Corte costituzionale possa continuare le sue attività». Il fatto che un corpo costituzionale non faccia ciò per cui è destinato, ha sottolineato, è una vergogna per la democrazia.

Con due voti a scrutinio segreto, i deputati hanno eletto, tra mercoledì 3 e giovedì 4 aprile, otto candidati, non riuscendo a trovare un accordo per arrivare al totale di diciotto candidati richiesti. Scegliendo tra di loro, il presidente Kiska può nominarne la metà (vale a dire quattro) giudici della Corte costituzionale, portando così a otto, con i quattro ancora in carica, il numero di membri in funzione, contro un totale di tredici membri quando la corte è al completo.

Il deputato Erik Tomas di Smer-SD ha rivendicato per conto del suo partito e della coalizione di governo il fatto di avere reso possibile, con gli otto candidati approvati, riportare a uno stato funzionale il plenum della Cortem, che da metà febbraio funziona in modo limitato con un solo senato di quattro membri, e senza presidente. Un tale numero ridotto di giudici non sarebbe stato in grado di deliberare su un eventuale ricorso nelle elezioni presidenziali che si sono conclude il 30 marzo. Tomas ha anche difeso la democraticità della scelta del voto segreto, mentre l’opposizione voleva il voto palese e una parte della coalizione di maggioranza era disposta a concederlo. Nelle prime due votazioni a febbrario, quello del voto paese era stato l’ostacolo principale per il partito Smer-SD che aveva di fatto boicottato i lavori parlamentari con l’astensione dei suoi parlamentari.

Il presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS) ha comunicato oggi la calendarizzazione del prossimo turno di votazione per i candidati a giudici costituzionali, che sarà nella prossima sessione parlamentare che inizierà il 9 maggio.

(Red)

 

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